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Acquario marino: immorale, inquinante e non sostenibile?


Naso brevirostris nel suo habitat naturale in Mar Rosso

Di certo chiunque abbia un acquario si è chiesto se non sia immorale tenere dei pesci rinchiusi fra cinque vetri.

Iquitos - mangimi tropicali - Colombo

È forse proprio in questi ultimi anni che la coscienza dell’ambiente, della sostenibilità e dei diritti degli animali iniziano a diventare argomenti sempre più presenti e di cui anche i singoli si interessano.

Non è strano quindi chiedersi se sia morale tenere in casa un acquario, soprattutto un acquario marino di barriera. Il problema va osservato da tre punti di vista differenti: gli animali tenuti in cattività, la sostenibilità riguardo alle barriere coralline e l’inquinamento.

Questo articolo verrà quindi suddiviso in queste tre sezioni fondamentali per cercare di rispondere alla domanda che ci siamo posti: è immorale tenere un acquario marino di barriera?

Animali in cattività

Ogni animale ha un sistema nervoso, per quanto semplice sia. Questo però non vuol dire necessariamente che possa pensare come noi o essere cosciente di esistere. Eppure non ci permette nemmeno di escludere, ad esempio, che provi dolore. La verità è che noi non sapremo mai come pensa un altro animale, eppure perfino un corallo prova qualcosa, sennò perché si chiuderebbe quando toccato? Come farebbe a catturare il cibo?

I pesci poi sono sicuramente più intelligenti, in primo luogo hanno un cervello. Poi, e chi li ha osservati bene confermerà, essi conoscono la vasca, imparano a capire quando arriva il cibo o si mostrano curiosi alle novità. È quindi morale strapparli dal loro amato mare e metterli in gabbia?

Non tutte le vasche offrono lo spazio che può vantare questo fantastico acquario.

Non tutte le vasche offrono lo spazio che può vantare il fantastico acquario di Pietro Romano (L’incredibile acquario di Pietro Romano – 1400 litri di acropore e pesci).

Il problema, secondo noi, non riguarda il pesce sano e “felice” in un acquario ben gestito e di dimensioni adeguate, bensì le condizioni che i suoi simili devono vivere in tutte le altre situazioni. Dopo essere stati pescati vengono trasportati letteralmente dall’altra parte del mondo, in un viaggio stressante e pericoloso, vengono poi tenuti solo per breve tempo in vasche spesso sovraffollate dai negozianti per finire, purtroppo spesso, in vasche non adatte ad ospitarli di hobbysti impreparati dove moriranno di stenti.

Per i pesci d’allevamento la situazione non è migliore. Le condizioni degli allevamenti non sempre sono ottimali e il fatto che questi non conoscano la libertà non vuol necessariamente dire che soffrano meno degli altri.

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Fantastico video che mostra il viaggio dei pesci dalle Mauritius fino al negozio sotto casa (Dalle Mauritius ai negozi – un magnifico video ci mostra il viaggio dei pesci)

Una considerazione, a questo punto, è d’obbligo: la vita in natura non è paradisiaca per nessuno. Anche all’interno del loro habitat naturale i pesci possono morire, preda di altri pesci ad esempio, per mancanza di cibo o per altre cause naturali. Spesso colui che si accanisce contro chi tiene gli animali in cattività si dimentica che quelli in libertà lottano per sopravvivere e morire di “vecchiaia” non è affatto frequente in natura. Non per altro la vita media di animali in cattività è spesso più lunga di quella dei loro simili in natura.

Inoltre bisogna pensare che pochi hanno il piacere di poter vedere questi animali in natura. Tenerli in cattività (soprattutto in vasche aperte al pubblico) può essere un modo per mostrarli, farli conoscere, spiegare gli ecosistemi ai bambini e, magari, svegliare la coscienza ambientale.

Sostenibilità riguardo alla barriera corallina

Il rischio più grande per la barriera corallina non è l’acquariofilia, bensì l’innalzamento della temperatura del mare che si prevede porterà alla morte una grossa percentuale di coralli. Oltre questo anche l’inquinamento ed i sedimenti minacciano le barriere coralline. Certo andare a strapparne dei pezzi proprio ora che è minacciata non aiuta, ma l’acquariofilia non è sicuramente fra i pericoli maggiori della barriera corallina.

Nonostante ci siano numerose leggi queste di certo non bastano a proteggere gli habitat presenti sulla terra. Qui noi speriamo che ci si orienti sempre più verso l’allevamento di pesci e coralli, senza più aver bisogno di strapparli dal loro habitat naturale. Anche le rocce vive stesse prelevate dalla barriera corallina potrebbero venir sostituite da rocce morte o da materiale sintetico (Caribsea Life Rock, scopriamole assieme e vediamone un allestimento dedicato).

È da idealisti pensare che tenendo un acquario marino si salvaguardi un pezzo di barriera in casa propria visto soprattutto che di solito tendiamo a comprare ed inserire sempre nuovi animali e pochi lasciano la nostra vasca per tornare ad arricchire il mondo esterno. Regalare delle talee però potrebbe essere un piccolo gesto verso la sostenibilità (Quando regalare talee di Corallo potrebbe essere la cosa migliore da fare).

L’acquario marino non va dunque di per sé contro la sostenibilità della barriera corallina. Speriamo però che sempre più si crei un atteggiamento responsabile verso questi habitat spettacolari.


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