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I Coralli ed il Colore… trattato semiserio


Acquario Pietro Romano in Bianco e Nero

Ma ve lo immaginate un acquario in bianco e nero? Scolymie in scala di grigi; Centropyge fumo di Londra, Tridacne bigie.

Amtra sabbie e decorativi

Il colore, non c’è che dire, fa la differenza, come in natura così in vasca.

Migliaia di pagine sono state scritte sulla colorazione dei coralli. Si spiega quanto la luce sia importante con la sua potenza, frequenza e temperatura Kelvin. Si affronta il tasso di limpidezza dell’acqua e della sua rifrazione dei fasci luminosi. Si tratta della pigmentazione degli invertebrati e della presenza, o meno, delle alghe simbionti Zooxanthellae.

Innumerevoli sono i fattori condizionanti: oligoelementi, sostanze azotate disciolte, alimentazione, vetri delle pareti, materiali impiegati nella struttura, movimento ondoso e via discorrendo… fino a giungere allo straccio ed al detergente utilizzati per pulire la facciata dell’acquario.

Eppure un aspetto risulta abbastanza trascurato, probabilmente perché d’impossibile misurazione: la percezione soggettiva.

Essa media tra il mondo oggettivo e la nostra impressione della realtà. Rende unici eventi uniformi e fa di un unico pianeta tanti pianeti quanti sono i suoi abitanti.

scolymina in bianco e nero

Come intendersi su cosa sia per me un determinato colore? Rosso ciliegia? Ok, ma quelle ciliegie che sono di tale rosso e non rosso amarena (sempre che non si tratti un’amarena rosso ciliegia).

Non aiutano le creative definizioni di geniali architetti; ho sentito parlare di: color banana interna; corda affumicata; giallo incarnato e anice pallido.

Gli antozoi sfidano il nostro occhio ed il nostro cervello nell’esercizio di percepirne sfumature, tonalità, prevalenze cromatiche. Al centro della mia vasca prospera da anni una semplice Sinularia flexibilis cresciuta a dismisura. Per me è un giallo chiaro, ma per altri è verde pastello, altri ancora ci vedono del rosa.

Centropyge bicolor in bianco e nero

Forse, escludendo il daltonismo, c’è del vero in ogni versione e forse manca soltanto la definizione appropriata. E’ curioso raccogliere i pareri sulla colorazione di un tappeto di Actinodiscus blu… anzi no, violetti… ehm, vinaccia… tendenti al ciclamino-genziana-iris.

actinodiscus blu in bianco e nero
Il marrone può trasformarsi in creta, ocra, passando per il nocciola sino al beige ed alla vaniglia.

Ho trascorso ore a disquisire se i tentacoli o la bocca di un Cerianthus fossero azzurrogrigio oppure verdemare; ma poi, quale mare?

cerianthus membranaceus in bianco e nero

Colui che ha dato il nome all’alcionario Anthelia glauca era un burlone ben conscio della confusione che avrebbe generato.

Dal Vocabolario Treccani: “glàuco agg. [dal lat. glaucus, gr. γλαυκός «brillante, lucente» e nome di colore] (pl. m. –chi), letter. – Di colore tra il celeste e il verde, o anche celeste chiaro, verde-grigio, ceruleo; il termine, appunto per la sua indeterminatezza, è frequente nella poesia, con riferimento soprattutto agli occhi: del grave occhio gentro l’austera Dolcezza (Carducci); in partic., la dea dagli occhi g., epiteto della dea greca Atena (per traduz. del gr. γλαυκῶπις: v. glaucopide); più raram. riferito ad altre cose: costa tutta coperta del pallor gdegli ulivi (Pascoli); la grande frescura gdella sera di giugno (D’Annunzio). In botanica, il termine designa il colore verde-grigio di alcuni organi vegetali (per es., le foglie dei giaggioli e di molte piante grasse), dovuto alla presenza di uno strato di cera che ricopre l’epidermide e maschera in parte il colore sottostante”.

Acropora

Suvvia, questa è perfidia! Se le torri di controllo comunicassero con tale assertività avremmo catastrofi aeree quotidiane.

Fortunatamente l’acquario è anche magia, fantasia a cui abbandonare la nostra mente. Ciò che appare è nulla al cospetto della bellezza indescrivibile a parole.

Dobbiamo per forza riferirci ad un colore? Diciamola col Manzoni: “…Quel cielo di Lombardiacosì bello quand’è bello …”.

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E se proprio saremo costretti ad esprimere quello che non riusciamo, lasciamoci aiutare da Shakespeare: “Che cosa c’è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di Rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo”.

[l’acquario marino in apertura è quello bellissimo di Pietro Romano che potete rivedere, a colori, in questi tre articoli: il video, l’acquario e le foto subacquee]

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