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Una barriera corallina scoperta a fianco del Titanic a 3000 metri


Uno scatto agli animali presenti nella barriera corallina basaltica scoperta nei pressi del Titanic
Uno scatto agli animali presenti nella barriera corallina basaltica scoperta nei pressi del Titanic

L’importante scoperta è emersa dalla serie di spedizioni della OceanGate Expeditions nei fondali dove giace il Titanic, effettuate in 26 anni, dal 1996 al 2022

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Il Titanic, nella notte tra il 14 ed il 15 aprile del 1912 è sprofondato negli abissi a 3000 metri di profondità. Proprio qui, con la sagoma che ricorda il famoso transatlantico, quest’anno si è riusciti ad immergersi per scoprire una nuova formazione basaltica piena di vita.

Il basalto è magma fuso, proveniente dalle dorsali oceaniche che sono le principali per la formazione della crosta oceanica dal raffreddamento della lava. Nei pressi della Dorsale Medio-Atlantica giace il relitto del Titanic, ed ecco perchè la barriera corallina del transatlantico è di origine basaltica.

Paul Henry Nargeolet, ben 26 anni fa in una delle sue spedizioni per il Titanic che tanto lo affascina, rilevò dal sonar un nuovo segnale. Nell’estate del 2022 è stato finalmente approfondito da lui in una spedizione dedicata.

Un famoso scatto risalente a giugno 2004 della prua del Titanic ricoperta di rusticles. 
Sedimenti causati da ossido e batteri come l'Halomonas titanicae, batterio scoperto nel 2010 e nominato così in onore del transatlantico
Un famoso scatto risalente a giugno 2004 della prua del Titanic ricoperta di rusticles. Sedimenti causati da ossido e batteri come l’Halomonas titanicae, batterio scoperto nel 2010 e nominato così in onore del transatlantico

Tra le varie incognite possibili, la presenza del famoso transatlantico e possibili altri relitti o strutture geologiche importanti, si è trovata una nuova barriera corallina. Assolutamente incontaminata a 2.900 metri di profondità con spugne, coralli d’acqua fredda, aragoste e pesci.

Come sappiamo i coralli sono tra i nostri animali preferiti che tanto ci affascinano e non ci fanno dormire la notte, nella foto di copertina spicca in particolare il Keratoisis. Facente parte della famiglia degli Octocoralli detta Isidiae o comunemente “coralli bambù“. Noi tutti spesso li conosciamo generalmente come gorgonie, tanto belle ed interessanti che è stato già scritto un articolo interessante su di loro.

Corallo rosso Keratoisis sul fondale basaltico
Corallo rosso Keratoisis sul fondale basaltico

Il pensiero del biologo

Un estratto di questa missione secondo Murray Roberts, Professore di Biologia Marina ed Ecologia all’università di Edimburgo: “Non vediamo l’ora di rivedere le riprese video, le numerose fotografie scattate durante l’immersione e l’analisi del DNA ambientale dei campioni d’acqua che abbiamo raccolto. Gli scienziati sono sempre stati sorpresi di quanto si siano diffusi spugne e coralli nell’oceano. Stiamo eseguendo simulazioni al computer per capirlo meglio e mi aspetto che queste aree rocciose inesplorate siano fondamentali per spiegare come questi animali possano disperdersi attraverso le vaste distanze del profondo fondale marino fangoso.  Dobbiamo condividere queste informazioni con la comunità scientifica e i responsabili politici per essere sicuri che questi ecosistemi vulnerabili ricevano l’attenzione e la protezione adeguate che meritano“.

Scorcio della nuova barriera corallina scoperta vista dal sommergibile
Scorcio della nuova barriera corallina scoperta vista dal sommergibile

La mia opinione in merito alla barriera corallina vicino al Titanic

Io attualmente, ventiseienne come questo progetto, dopo aver visto il video dell’immersione sono rimasto stupefatto. Posso dire che il fascino e quindi la ricchezza di informazioni presenti negli abissi sono una risorsa da preservare e sfruttare al fine della ricerca scientifica, perché quei fondali sono pieni di vita.

Sappiate che OceanGate Expeditions sta già pianificando una nuova tappa nel sito di ricerca del Titanic. Per i ricercatori più interessati, sono presenti dei posti nel loro team di ricerca al costo di 250.000 $. Se devo dirla tutta, per un ricercatore un’esperienza del genere può essere solamente un decollo da 3000 metri di profondità per la propria carriera.

Uno scatto più nel dettaglio dei rusticles sul relitto del Titanic
Uno scatto più nel dettaglio dei rusticles sul relitto del Titanic

Concludo questo articolo con la parola per me più importante fra tutte, preservare.

Come già parlato più volte nei vari articoli sul preoccupante fenomeno dello sbiancamento dei coralli e la loro necessaria salvaguardia, anche per il Titanic e la sua barriera corallina dobbiamo avere un occhio di riguardo. Infatti, come descritto nella foto della prua del transatlantico, stiamo lentamente perdendo questo imponente ed importante “pezzo” di storia per fattori naturali ma anche umani, causa le numerose spedizioni che ospita.

La National Oceanic and Atmospheric Administration stima che la nave potrebbe collassare strutturalmente sul fondale oceanico entro 50 anni e la National Geographic Society informa che un sistema di dune sabbiose si sta muovendo in direzione del Titanic. Si parla di dune dalle dimensioni nettamente maggiori del transatlantico che soffocherebbero il relitto. Questo porterebbe ad avere un ambiente anaerobico, bloccando e quindi preservando dalla corrosione e ossidazione ma ne impedirebbe la continuazione delle importanti ricerche scientifiche.

Riferimenti

Ecco il collegamento diretto alla pubblicazione della scoperta dell’OceanGate Expeditions riguardo la scoperta della nuova barriera corallina basaltica del Titanic.

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