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Le balene possono aiutare a risolvere il problema CO2: scopriamo come


Le balene sono degli enormi magazzini di CO2 e sarebbero più efficaci delle foreste nell’assorbimento dell’anidride carbonica.

Iquitos - mangimi tropicali - Colombo

Ho da poco scoperto che balene e formiche (se non lo sapessi, data l’apparente assurdità della cosa, penserei che si trattasse di una delle favole di Esopo: avete presente “La lepre e la tartaruga“, “Il leone e il topo“, “La volpe e l’uva“…), così come una miriade di altri animali, sia terrestri che acquatici, fanno il loro sporco lavoro nell’assorbimento di CO2, che al contrario noi umani sversiamo indifferentemente e continuamente ovunque.

Spesso pensiamo che le foreste terrestri siano le prime interessate nel ciclo del carbonio, invece anche molti piccoli insetti danno il loro utile contributo. Nel report di WWF Italia «Nature 4 Climate», diffuso in occasione dell’Hearth Hour 2021, si spiega come la natura ci venga spesso in aiuto senza dircelo; infatti molti animali influiscono in maniera diretta o indiretta sui loro habitat, arrivando ad aumentare o diminuire i tassi dei processi biogeochimici, come appunto l’assorbimento di CO2, dal 15% fino anche al 250%.

Un esempio è dato dalle formiche: nei terreni ove è stata riscontrata la loro presenza si rileva addirittura un assorbimento naturale di CO2 di ben 335 volte maggiore, rispetto a suoli privi di questi insetti; un altro esempio può essere quello degli gnu che abitano la pianura del Serengeti, in Tanzania: una parte del carbonio presente nella vegetazione viene consumato dagli gnu e rilasciato come letame, anziché come anidride carbonica, mantenendo l’equilibrio del carbonio e contribuendo a ripristinare l’ecosistema.

Le balene: enormi magazzini di CO2

Balena Megaptera novaeangliae
Balena Megaptera novaeangliae

Ebbene, anche le balene immagazzinano molta più CO2 di quanto si possa immaginare, come riportato dal canale euronews , da cui abbiamo preso spunto per il nostro articolo. Questi colossali titani oceanici hanno da sempre giocato un ruolo enorme nell’ecosistema del pianeta; evidentemente non ce ne siamo mai resi bene conto, se non negli ultimi anni.

Le balene aumentano la capacità dell’oceano di assorbire CO2 e allo stesso tempo agiscono effettivamente come serbatoi di carbonio vivente che immagazzinano nei loro corpi; mai sentito nominare il “carbonio blu”?

E’ stato infatti calcolato che ogni grande balena, nell’arco della sua vita, sequestri in media 33 tonnellate di CO2 dal mare; per un confronto, ho imparato che un albero ne assorbe appena 21 kg l’anno. Quando muoiono poi, le carcasse delle balene affondano negli oceani – il cosiddetto fenomeno di “caduta delle balene” – e sottraggono carbonio dall’atmosfera per secoli, giocando una parte da leone nello stoccaggio del carbonio sottomarino.

La caccia alle balene e l’alterazione del sistema

Gli scienziati stimano che, prima che si aprisse la caccia alle balene, quest’ultime avrebbero potuto affondare fino a 1,9 milioni di tonnellate di carbonio all’anno. Dunque, se già la loro mastodontica bellezza rappresenterebbe da sola un valido motivo per curarci di loro in vita, anche nella loro morte naturale potremmo trovare aiuto contro il cambiamento climatico; questo dovrebbe spingerci a ripristinarne urgentemente il numero di esemplari sulla faccia della Terra. La sfida di oggi è prevalentemente ridurre l’impatto della CO2 sul pianeta e trovare i fondi per farlo; è quindi ovvio intuire come, per l’uomo, catturare CO2 e farla sparire negli abissi marini risulti assolutamente antieconomico e improbabile. Per le balene, tutto questo lavoro è al contrario assolutamente semplice, innocuo e naturale.

Il genere umano ha fatto di tutto nei millenni per alterare gli ecosistemi: nel caso delle balene, già a partire dal XVI secolo – ma probabilmente già ben prima – quando i balenieri baschi svilupparono il commercio delle balene con tecnologiche e moderne tecniche di abbattimento. Abbiamo depredato e ridotto anche il numero di questi utili animali, abbattendo le loro popolazioni ovunque, dal 66% al 90%, alla ricerca di carne, olio e altri prodotti redditizi. Dopo decenni di caccia alle balene industrializzata, i biologi stimano che le loro popolazioni siano ora ridotte a meno di un quarto di quelle pre-esistenti in origine.

Balena blu;
Le balene: ben più efficaci delle foreste nell'assorbimento di CO2
Balænoptera musculus Linnaeusblu

La specie delle balenottere azzurre si era perfino ridotta al 3% della loro popolazione originaria; era quasi estinta, ma poi l’animale più grande del pianeta è riapparso nelle acque della Georgia del Sud, l’anno scorso, dopo che nel ventennio 1998-2018 era stato registrato un solo avvistamento di balene blu al largo dell’Oceano Atlantico meridionale. Oggi siamo arrivati a 58 avvistamenti,
segno che la balena blu – per fortuna – si sta riprendendo i propri spazi.

Il ciclo del carbonio e dell’ossigeno nelle balene

Dovremo quindi assolutamente ricominciare a proteggere le balene. Nei millenni, l’uomo non è stato per niente bravo nel prendersi cura di loro. Un po’ di numeri, poco noti, su cui ragionare: questi mammiferi – sempre in minor numero – contribuiscono, fertilizzando gli oceani, all’aumento del fitoplancton, minuscole alghe marine che, già da sole, catturano circa il 40% di tutta la CO2 prodotta nel mondo.

Il fitoplancton, che alimenta i microrganismi ‘animali’ (zooplancton) dando vita alla catena alimentare, è oltre ad un potentissimo recettore di carbonio, un importante produttore di ossigeno. Fornisce come minimo il 50% della totalità dell’ossigeno presente nell’atmosfera terrestre, oltre a catturare appunto circa 37 miliardi di metri cubi di CO2, la quantità corrispondente al lavoro di circa 1,7 trilioni di alberi, 4 foreste amazzoniche o poco più. Nell’immagine sotto ci viene chiaramente illustrato il ciclo del carbonio nelle balene:

Flusso dell'ossigeno e del carbonio nelle balene
Ciclo del carbonio e dell’ossigeno nel regno delle balene

In realtà, già nel 2010 una ricerca dell’Australian Antarctic Division aveva indicato le balene come soluzione al problema del sequestro di carbonio, in quanto sarebbero in grado di assorbire circa il 40% di tutta la CO2 prodotta nel mondo. Attraversando gli oceani, risalendo e scendendo dalla superficie per respirare, spostano notevoli quantità d’acqua. Smuovono minerali depositati sui fondali e contribuiscono così alla formazione di fitoplancton. Si parla di fenomeno della “pompa della balena” o della “balena come nastro trasportatore“. I loro scarti rappresentano una grande quota parte nello sviluppo del fitoplancton e nella conseguente riduzione di carbonio.

Proteggere le balene per aiutare l’ecosistema

Secondo Stephen Nicol, autore di questa ricerca, la caccia indiscriminata alle balene ha sensibilmente ridotto il loro contributo all’ecosistema. “Avere anche solo l’1% in più di plancton nei mari significa assorbire centinaia di milioni di tonnellate di CO2 l’anno. Come se, ogni anno, apparissero di colpo 2 miliardi di alberi adulti”.

Una nuova protezione delle balene potrebbe quindi aumentare in modo significativo la cattura del carbonio.
Dato l’esiguo numero di balene rimaste, i benefici dei servizi ecosistemici offerti dalle balene al genere umano e alla sua sopravvivenza sono invece molto minori di quanto potrebbero essere.

Se alle balene fosse permesso di tornare al loro numero originario di 4-5 milioni, contro solo gli appena 1,3 milioni di esemplari rimasti oggi, potrebbe aumentare significativamente la quantità di fitoplancton negli oceani e il carbonio catturato annualmente. Considerando poi un ciclo medio di vita di 60 anni per ciascuna balena, si stima che ripristinare il numero delle balene ai tempi pre-caccia potrebbe catturare ulteriori 1,7 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno.

Ecco perchè le balene sarebbero più efficaci delle foreste nell’assorbimento di CO2.

Altri fattori di rischio per le balene

Altri fattori di rischio per la vita delle balene, oltre alla caccia sono rappresentate dal grande traffico navale, dalle reti da pesca ove queste si impigliano, dai rifiuti di plastica trasportati dall’acqua, dall’inquinamento acustico. Tutto quello che dovremmo semplicemente fare è lasciarle vivere serenamente ed eliminare il più possibile ogni fattore di rischio.

Tutto ciò ha molte implicazioni anche dal punto di vista economico: l’uomo non è affatto pronto a rifiutare il benessere dato dal potenziale valore monetario delle balene. Migliorare la protezione alle balene riguarda noi, poichè ne trarremmo solo benefici: per il genere umano, per l’ecosistema intero e per le balene stesse.

Da studi e ricerche abbiamo compreso come anche le balene producano benefici climatici che si diffondono in tutto il mondo; quando lo metabolizzeremo sul serio, sarà una grande vittoria e speriamo di essere davvero ancora in tempo…