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Lo zooplancton meno pregiato da utilizzare in acquario: specie e caratteristiche


Nella prima parte dedicata allo zooplancton – che puoi rivedere qui – sono stati trattati gli organismi che si possono accrescere in ambito domestico ed utilizzare per nutrire i coralli LPS e SPS presenti nel nostro acquario.

Iquitos - mangimi tropicali - Colombo

In questa seconda parte sullo zooplancton, verranno illustrati gli organismi meno diffusi o con poca utilità sia per problemi di allevamento che di approvvigionamento degli starter vivi. Negli allevamenti che seguono si hanno svariate problematiche sia per “cannibalismo”, sia per scarso valore nutritivo o ridotte velocità di crescita delle colonie da installare. Di seguito potrai leggere della Moina spp (Moina salina); del Mysis e alla fine saranno trattati i ciliati come possibile problema nell’allevamento delle colture di fitoplancton.

Moina

Moina salina è la sorellina di acqua salata della ben più conosciuta Daphnia spp.. Come la sorella di acqua dolce è un crostaceo dell’ordine Cladocera. Molto più piccola della Daphnia ha un aspetto molto simile ed è anch’essa un filtratore di particolato. Le poche volte che l’ho allevata, ho alternato periodi molto lunghi a collassi improvvisi di tutta la colonia. L’alimentazione, sempre a base di un mix di microalghe e lieviti, ha permesso buoni accrescimenti con produzione elevata di esemplari vivi, ma al contempo, improvvisamente, la colonia non ha più proliferato. Il ciclo vitale di Moina si attesta a pochi giorni, ed un singolo esemplare può mettere alla luce svariate decine di piccoli.

L’accrescimento viene con mute successive e l’esemplare produce delle uova che schiudono una volta a contatto con l’acqua. Il “parto” avviene anch’esso nella fase di muta. Tutte le mute restano presenti nella coltura come scarti sul fondo del contenitore e sono una fonte di inquinamento e causa di molti dei problemi sia in raccolta degli esemplari che  durante le fasi di manutenzione, pulizia o alimentazione.

La maggiore dimensione e il lento movimento, rispetto ai copepodi, ne fanno un buon alimento, anche se, come per il rotifero, questo organismo non presenta elevati valori nutritivi. Anche per Moina il valore nutritivo si riferisce al contenuto dell’apparato gastro-enterico. Si può incrementare utilizzando i medesimi prodotti professionali, ma visto tutto, non ne consiglio l’allevamento a lungo termine.

L’uso di Moina può però essere utile con alcuni animali particolari come i cavallucci marini e le meduse, sgravandoci dal dover decorticare e schiudere diversi grammi di Artemia ogni giorno.

Il Mysis

Con questo termine ci si riferisce ad un intero ordine di piccoli crostacei, simile ai gamberetti, che comprendono due Famiglie per un totale di svariati Generi. Benchè molte specie siano presenti in natura, a livello acquaristico, ci si può ridurre alle due specie Mysis relicta e Americamysis bahia (Mysidopsis bahia).

Entrambe le specie sono di ridotte dimensioni  e sono introdotte nei nostri acquari come uova contenute nel mangime congelato che sovente offriamo ai nostri pesci ed invertebrati.

Grazie al particolare marsupio di cui questo ordine è dotato, le uova in fase di sviluppo possono essere bloccate nel processo di surgelazione, e grazie alle ridotte dimensioni, non subire danni rilevanti, riprendendo a crescere dopo lo scongelamento in acquario. Si sviluppano piccoli gamberetti capaci di moltiplicarsi a loro volta in acquario, e molte volte si ritrovano nelle sump, oppure nelle colonne di contatto degli schiumatoi. Questi organismi sono onnivori e preferiscono forti correnti e acque ben ossigenate.

Benché più di una volta mi sia cimentato nel loro allevamento, i risultati non sono mai stati importanti e degni del tempo speso. Lo sviluppo delle larve appena rilasciate è abbastanza critico perché gli esemplari adulti della coltura di allevamento li predano attivamente come qualsiasi altro alimento. La separazione delle piccole larve è essenziale per il mantenimento della stessa coltura.

Sconsiglio di provare ad accrescere colonie significative sia per il dispendio di energia sia perché, per l’elevata velocità nei movimenti, non sono particolarmente facili da predare da parte dei pesci. Inoltre sono organismi sciafili, che non amano la luce forte, e che nei periodi di illuminazione accesa e di maggiore attività dei pesci, sono nascosti solitamente sotto la rocciata. Anche se molto consigliati per i cavallucci marini o altri organismi simili, il vivo non ne rappresenta la forma di somministrazione migliore, mentre in forma di congelato, se ben arricchiti con prodotti specifici, possono essere molto utili se non fondamentali.

I Ciliati

Come detto nel precedente articolo sullo zooplancton, parlerò dei ciliati solo come possibile problema nel mantenimento delle colture esposte o di quelle di fitoplancton.

Il ciliato che ho sovente riscontrato “spuntare” nelle varie colture di zooplancton e fitoplancton è quasi sempre stato identificato al microscopio come appartenente al Gen. Euplotes spp.

Questo organismo è un piccolo protozoo ciliato molto difficile da eliminare sia nelle colture di fito che di zooplancton. Le ridotte dimensioni, circa 100 um, e l’elevata velocità sia di movimento che di moltiplicazione ne fanno una piaga in ogni allevamento, sia di fitoplancton che di zooplancton. La presenza di Euplotes spp. nelle colture di fitoplancton si può rivelare fatale anche per grandi volumi in poche ore!
Più di una volta ho “perso” decine di litri di fitoplancton di differenti specie, letteralmente, dalla sera alla mattina! Alla sera, l’alga era di un bel colore intenso, ma al mattino il contenitore presentava la medesima quantità, ma era completamente trasparente. La presenza di ciliati a questo punto è palese, ed è sufficiente fermare il movimento, ed attendere qualche decina di minuti per riscontrarne, anche senza l’ausilio di mezzi ottici d’ingrandimento,la presenza nel contenitore.
Di maggiore difficoltà è riscontrarne la presenza nelle colture di rotifero, essendo l’accrescimento del rotifero contemporaneo a quello del ciliato. Alte densità di ciliati presenti al momento dell’aggiunta del fitoplancton nella coltura di rotiferi, ne possono compromettere la salute. Grazie alla velocità di sviluppo che il ciliato ha, il rotifero si trova senza alimento e perde , prima di vigore e successivamente il ridotto tasso di accrescimento ne provoca la scomparsa. L’unico modo di valutare la presenza in qualsiasi coltura di ciliati, è attraverso una lente di almeno 25 o 30 ingrandimenti, ma una volta notati, non ci resta altro da fare che utilizzare la coltura in acquario oppure lasciarla scorrere nel lavandino. Ho tentato più e più volte di separare ciliati e rotiferi, anche con filtri di ridottissime dimensioni,ma dopo un breve periodo la coltura era comunque persa.
Mentre la presenza di ciliati nella coltura di rotiferi ne determina quasi sempre l’inutilità, i ciliati possono essere mantenuti insieme ai copepodi, soprattutto se alimentati con lieviti, ed essere predati dagli stessi copepodi e diventarne quindi alimento. L’introduzione di esemplari di artemia salina all’interno di colture di rotiferi o copepodi ha mostrato come il numero di ciliati potesse essere controllato con questo facile espediente.
Altri imprevisti si possono tuttavia verificare sia nelle colture di fitoplancton che di zooplancton dei vari organismi, e non sempre è possibile accorgersene in tempo utile per porvi rimedio. Allo scopo è essenziale avere una serie di lenti d’ingrandimento tali da osservare le colture con tanta calma e molta pazienza, non reputo però necessario un microscopio biologico.

Spirulina e Artemia

…ma dove sono state trattate la Spirulina e l’Artemia?
Come hai potuto leggere non esiste un paragrafo, né in questo articolo né nei precedenti, dedicato alla famosa Artemia salina o all’altrettanto famosa alga (cianobatterio) Spirulina! Perché?
Perché sia la Spirulina (Gen. Athrospira) sia l’Artemia spp non fanno parte del plancton marino di cui ho presentato alcuni gruppi.

La spirulina è un ciano batterio di acqua dolce alcalina di alcune zone del mondo mentre l’artemia spp. cf. salina è si un crostaceo di acqua salata, ma presente solo in quelle zone continentali dove l’acqua può avere salinità elevate per i più svariati motivi geologici. Giacimenti di salgemma o falde con acqua salata sono presenti in molti continenti e sono state motivo dello sviluppo di questi particolarissimi organismi filtratori. Successivamente si sono ambientati nelle saline costiere che hanno fatto sorgere l’idea comune che Artemia sia un organismo marino.
Negli ambienti naturali di Spirulina e Artemia non esistono loro predatori, quindi nei laghi alcalini dove si ritrova spirulina e nei laghi continentali salati dove si ritrova Artemia non esistono pesci!
Benché la comodità di somministrare esemplari vivi di questi organismi sia elevata non si rispecchia la naturale affinità tra questi e i pesci siano essi marini o di acqua dolce.
 
Sperando di aver sufficientemente colmato le eventuali curiosità che possano esserci nella conduzione di colture ed acquari con un metodo ad alta diversità ecologica, resto con piacere a disposizione sulle pagine del forum di DaniReef per ulteriori curiosità in merito.

[Testo di Davide Mascazzini]

Fanno parte della stessa serie:

  1. Il trasferimento globale di nutrienti in mare per capire meglio come funziona un acquario
  2. Il plancton – zooplancton e fitoplancton – andiamo a conoscerlo assieme
  3. Il Plancton in acquario e lo sbaglio sul fitoplancton come alimentazione
  4. Il fitoplancton in acquario – specie di alghe, loro allevamento e risultati
  5. Il plancton – zooplancton e fitoplancton – andiamo a conoscerlo assieme
  6. Lo Zooplancton per nutrire SPS, LPS e pesci – rotiferi e copepodi

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