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Uno “scudo solare” potrebbe prevenire lo sbiancamento dei coralli


Uno “scudo solare” ultrasottile potrebbe avere il potenziale di proteggere la Grande Barriera Corallina dagli impatti del calore sullo sbiancamento dei coralli.

Iquitos - mangimi tropicali - Colombo

Sebbene le barriere coralline siano anche minacciate dall’acidificazione degli oceani, dal deflusso dei nutrienti, dalla pesca eccessiva e dall’inquinamento plastico, la minaccia più immediata per molte barriere è il riscaldamento globale.

La Great Barrier Reef Foundation sta promuovendo un’alternativa, uno strato biodegradabile 50.000 volte più sottile di un capello umano posizionato sulla superficie dell’oceano.

Lo scudo

Lo scudo viene spruzzato sull’acqua come soluzione e forma una pellicola fluttuante bianca, che mantiene l’acqua sottostante più fredda e meno luminosa.

L’Amministratore delegato della Great Barrier Reef Foundation, Anna Marsden, ha affermato  “Lo scudo solare è 50.000 volte più sottile di un capello umano e completamente biodegradabile, contiene gli stessi ingredienti utilizzati dai coralli per creare i loro scheletri duri, carbonato di calcio. È progettato per estendersi sulla superficie dell’acqua sopra i coralli, piuttosto che direttamente sui coralli, per fornire una barriera efficace contro il sole. Questo è un ottimo esempio di sviluppo e test di soluzioni pronte all’uso che sfruttano le competenze di diversi settori. In questo caso, abbiamo avuto ingegneri chimici ed esperti in scienze dei polimeri che lavorano con ecologi marini e esperti di coralli per dare vita a questa innovazione“.

Non ha lo scopo di riflettere la luce

Il professor Greg Qiao dell’Università di Melbourne ha dichiarato che lo spessore dello strato non ha probabilmente un significativo effetto di raffreddamento sull’area sottostante, ma la luce stessa, in particolare nello spettro UV, viene ridotta.

Ha affermato MarsdenIl progetto si proponeva di esplorare nuovi modi per ridurre l’impatto dello sbiancamento dei coralli sulla Grande Barriera Corallina e le barriere coralline a livello globale e ha creato l’opportunità di testare l’idea che riducendo la quantità di luce solare che raggiunge i coralli, si possa diminuire lo stress a cui sono soggetti con il riscaldamento e di conseguenza diminuire la probabilità di un evento di sbiancamento. È importante notare che questa non è una soluzione che può essere applicata su tutti i 348.000 km quadrati della Grande Barriera Corallina, non sarebbe mai pratico. Ma potrebbe essere implementato su un livello locale più piccolo per proteggere barriere di alto valore biologico o ad alto rischio. Il concetto ha bisogno di più lavoro e test prima di arrivare a quel punto, ma è uno sviluppo entusiasmante in un momento in cui abbiamo bisogno di esplorare tutte le opzioni possibili per assicurarci di mantenere la Grande Barriera Corallina per le generazioni future.”

La sperimentazione

Usando acquari presso lo stabilimento dell’Australian Institute of Marine Sciences, Qiao e colleghi hanno annunciato che questo strato può bloccare il 30 percento della luce che altrimenti raggiungerebbe la barriera corallina.

Ha affermato ancora Anna Marsden  “Mentre siamo ancora agli inizi, e le prove sono state su piccola scala, i test mostrano che il film ha ridotto la luce fino al 30%. Gli scienziati hanno testato l’efficacia del film su sette diverse specie di corallo in condizioni simulate di eventi di sbiancamento, presso il National Sea Simulator dell’Australian Institute of Marine Science (SeaSim). Il film in superficie ha fornito protezione e ridotto il livello di sbiancamento nella maggior parte delle specie“.

La ricerca ha anche dimostrato che il film non ha avuto effetti dannosi sui coralli durante le prove.

In un lavoro ancora da pubblicare, il corallo protetto in questo modo ha dimostrato di sopravvivere a periodi di caldo, mentre i coralli di controllo in vasche esposte a condizioni altrimenti identiche sono morti.

Il gruppo di ricerca era composto dai professori Greg Qiao e David Solomon e dal dott. Joel Scofield dell’Università di Melbourne, dal dott. Emma Prime (ex Università di Melbourne, ora Deakin University) e dal dott. Andrew Negri e Florita Flores dall’Istituto australiano di scienze marine.

Il Professor Solomon (AC) è stato il vincitore del Premio del Primo Ministro per la Scienza nel 2011 per i suoi eccezionali contributi alla scienza dei polimeri.

Il progetto è stato sostenuto dal finanziamento del programma di adattamento resiliente ai cambiamenti climatici del governo australiano.

Problemi

Inevitabilmente, in mare aperto lo strato sarà disperso velocemente dal vento e dalle onde. Tuttavia, Qiao e gli altri inventori sperano che ciò non abbia importanza finché rimarrà sul posto durante le ondate di caldo, periodi che sono di per se calmi.

Hardy Reef on the Great Barrier Reef (Credit: Mike McCoy)

Conclusioni

Sembra tutto un po’ un pesce d’Aprile anticipato ma la notizia arriva direttamente dal Great Barrier Reef Foundation, una pubblicazione scientifica riferita a tale ricerca ancora non è stata pubblicata, appena avremo nuove notizie non tarderemo ad aggiornarvi.

Comunque è sempre triste leggere di ricerche “estreme” atte a mitigare i danni dovuti al cambiamento climatico.


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