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Nel 2035 il 50% delle barriere coralline sarà compromesso


Un nuovo studio pone drammatiche aspettative future per le barriere coralline di tutto il mondo, le conclusioni parlano di metà delle barriere coralline globali compromesse dai cambiamenti climatici entro il 2035.

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Oggi torniamo a parlarvi della salute degli ecosistemi che tutti noi acquariofili marini cerchiamo di riprodurre nei nostri acquari, ovvero le barriere coralline, e purtroppo anche questa volta non abbiamo notizie rassicuranti. Una recente ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica ad accesso aperto PLOS Biology, condotta da ricercatori dell’Università delle Hawaii a Mānoa, negli Stati Uniti, rivela che, entro il 2035 a causa dei cambiamenti climatici antropogenici, metà delle barriere coralline di tutto il mondo dovrà affrontare permanentemente condizioni ambientali inadatte.

Lo studio

Sebbene gli impatti negativi del cambiamento climatico sulle barriere coralline siano ben noti, i risultati di questa nuova ricerca ci avvertono che il futuro per le barriere coralline sarà peggiore di quello preventivato fino ad oggi. A tali conclusioni i ricercatori sono arrivati seguendo il protocollo CMIP5, che prevede l’utilizzo di un insieme di modelli climatici che simulano i cambiamenti climatici in base a vari fattori di stress ambientali, proiettati dagli anni ’50 fino al 2100.

Se vi state chiedendo a cosa serve simulare le condizioni ambientali dagli anni 50 fino ad oggi, detto in maniera semplice, è un modo per verificare se i modelli che si stanno utilizzando siano validi. Se i risultati teorici calcolati dagli anni 50 ad oggi corrispondono effettivamente a quello che poi si è verificato nell’ambiente in quel dato arco temporale, si ha una determinata certezza statistica che quello che si va a prevedere fino al 2100 possa accadere.

Questi fattori di stress includevano la temperatura della superficie del mare, l’acidificazione degli oceani, le tempeste tropicali, l’uso del suolo e la popolazione umana.

In sostanza in questa ricerca non si è andati a valutare soltanto l’impatto dell’aumento della temperatura media superficiale oceanica o solo l’impatto dell’acidificazione degli oceani. Ma bensì si sono valutate simultaneamente tutte le condizioni avverse che da oggi fino alla fine del secolo impatteranno sulle barriere coralline del mondo a causa dei cambiamenti climatici antropogenici.

Risultati

I ricercatori basandosi sulle emissioni attuali dei gas clima alteranti, hanno simulato due scenari possibili, che vanno dal migliore al peggiore:

Nello scenario “migliore” l’umanità ha immediatamente diminuito fortemente le proprie emissioni di gas ad effetto serra. Tale condizione comprometterà entro il 2100 il 41% delle barriere coralline globali, prendendo però in considerazione solo uno dei cinque fattori di stress.

Ma se si considerano i cinque fattori di stress congiuntamente, la percentuale dei reef che si troveranno, a fine secolo, in condizioni ambientali non idonee sale fino al 64%.

Nello scenario “peggiore” dove le emissioni rimangono come quelle attuali, si prevede che entro il 2055 il 99 % delle barriere coralline del mondo dovrà affrontare condizioni inadatte sulla base di almeno uno dei cinque fattori di stress studiati. Es. considerando solo l’aumento medio della temperatura superficiale oceanica). Per scendere drasticamente al 2035 se si considerano più fattori di stress. Es. prendendo in considerazione separatamente: aumento medio della temperatura superficiale oceanica e aumento del ripetersi e dell’intensità delle tempeste tropicali.

Entro il 2100 il 93% delle barriere coralline dovrà affrontare condizioni ambientali inadatte a causa di due o più fattori di stress contemporaneamente. Es. temperature media inadatta in concomitanza con aumento dell’acidità oceanica.

Risultati chiave

  • Se si considerano molteplici fattori di stress, nel 2035, il 50% delle barriere coralline del mondo si troverà in un ambiente non adatto. Ad esempio, una regione potrebbe sperimentare una temperatura superficiale del mare più elevata, mentre un’altra regione potrebbe subire l’acidificazione degli oceani. Se si considera solo un fattore di stress individuale, meno aree sembrano essere colpite altrettanto rapidamente e questa data viene spostata al 2050.
  • Entro il 2055, il 99% delle barriere coralline del mondo dovranno affrontare condizioni inadatte basate su almeno uno dei cinque fattori di stress studiati.
  • Entro il 2100, si prevede che il 93% delle barriere coralline globali sarà minacciato da due o più fattori di stress. Ad esempio, una regione potrebbe sperimentare una temperatura superficiale del mare più elevata e subire contemporaneamente l’acidificazione degli oceani. 

Conclusioni

Quindi presi singolarmente i fattori di stress causeranno nei prossimi 30 anni condizioni ambientali inadatte per metà delle barriere coralline globali. Ma se si considerassero tutti i fattori di stress, in appena 13 anni metà delle barriere coralline globali si troveranno in un ambiente non adatto.

Ha affermato il coautore dello studio, il professor Erik Franklin:

Sappiamo che i coralli sono vulnerabili all’aumento della temperatura della superficie del mare e alle ondate di calore marine dovute ai cambiamenti climatici. Ma è importante includere l’impatto dei numerosi fattori di stress a cui sono esposte le barriere coralline. Ciò ha grandi implicazioni per le nostre barriere coralline hawaiane locali che sono fondamentali per la biodiversità, la cultura, la pesca e il turismo locali“.

I membri del team di ricerca continueranno lo studio andando ad analizzare come ogni singola specie di corallo risponde ai differenti fattori di stress. Identificando cosi quali specie hanno maggiori probabilità di sopravvivere a condizioni inadatte e quali potrebbero essere più vulnerabili.

Da questo studio purtroppo emerge un catastrofico triste e chiaro messaggio. Stiamo causando purtroppo una veloce distruzione di questi importantissimi ecosistemi. Ora o mai più è il momento di cambiare il nostro modo di vivere su questo pianeta.

Riferimenti

Questa ricerca è stata pubblicata sulla rivista PLOS Biology.

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