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Living Coral Biobank: L’arca che preserverà la biodiversità dei coralli


Living Coral Biobank: L’arca che preserverà la biodiversità dei coralli - Fonte: https://coralbiobank.org/

Oggi vi parliamo del Living Coral Biobank un importante progetto che ha l’obiettivo di preservare la biodiversità genetica delle barriere coralline, raccogliendo e ospitando tutte le specie conosciute di corallo duro del mondo in una struttura all’avanguardia che sta sorgendo a Port Douglas in Australia.

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Il progetto Living Coral Biobank, ideato dall’organizzazione non profit Great Barrier Reef Legacy, è volto ad agire oggi per salvare i coralli del mondo per il domani. È l’incarnazione della visione condivisa di un gruppo eccezionale di individui e organizzazioni che hanno l’unico filantropico scopo di raccogliere frammenti vivi, campioni di tessuti e materiale genetico delle specie coralline del mondo e preservarli in un’arca corallina vivente, creando una vera eredità per le generazioni future che avranno il duro compito di salvaguardare e ripristinare la biodiversità delle barriere coralline di tutto il mondo, sempre più minacciate e in alcuni casi già irrimediabilmente colpite dai cambiamenti climatici.

Barriere Coralline e Cambiamenti Climatici

Non ci stancheremo mai di parlarvi delle condizioni in cui versano, a causa dei cambiamenti climatici, le barriere coralline del mondo, non solo ovviamente per il diretto interesse verso il nostro hobby ma soprattutto perché esse sostengono il 25% di tutta la vita marina e forniscono beni e servizi essenziali a circa un miliardo di persone.

Purtroppo a causa dell’innalzamento della temperatura media superficiale degli oceani, si prevede un aumento medio di almeno 0,5° C nei prossimi 30 anni, stiamo sempre più assistendo a eventi di sbancamento di massa (leggi qui). La grande barriera corallina Australiana ha subito all’inizio del 2022 il quarto evento di sbancamento di massa degli ultimi 7 anni (2016, 2017, 2020 e 2022), che come ben sapete significa la morte quasi certa dei coralli.

I Reef non sono però minacciati soltanto dall’aumento medio della temperatura, infatti essendo purtroppo tra gli ecosistemi più vulnerabili del pianeta sono molteplici le pressioni antropogeniche dirette e indirette che ne minacciano la salute; dagli impatti diretti dovuti all’inquinamento delle acque che possono causare l’eutrofizzazione (problema che deriva da un uso eccessivo di fertilizzati azotati e fosfati usati in agricoltura), dalla pesca eccessiva e alcune volte anche fisicamente distruttiva delle barriere. Ma anche come già accennato precedentemente dai cambiamenti climatici e quindi dall’acidificazione degli oceani, dall’innalzamento del livello del mare che per assurdo porta all’annegamento del corallo, da tempeste che avvengono sempre con maggior frequenza e intensità.

Con la perdita dei coralli a cascata arriva anche la perdita delle specie che dipendono dalla barriera corallina, tra cui molte specie che sono commercialmente importanti. Quindi non si parla solo della singola perdita del corallo (che già di per sé è grave) ma della perdita della funzione ecosistemica e dei benefici che molte comunità traggono dalla barriera corallina.

Rapporto sullo stato delle barriere coralline del mondo: 2020

Il “Rapporto sullo stato delle barriere coralline del mondo: 2020” (un rapporto redatto dal Global Coral Reef Monitoring Network (GCRMN), una rete dell’International Coral Reef Initiative (ICRI)) afferma che negli ultimi anni nel mondo si sono persi circa 11.700 chilometri quadrati di corallo duro, che è più di tutto il corallo che attualmente vive sulle barriere coralline australiane. Tra il 2009 e il 2018 c’è stata una progressiva perdita di circa il 14 per cento del corallo dalle barriere coralline del mondo causata principalmente da eventi ricorrenti di sbiancamento su larga scala. (Se vi interessa conoscere per esteso l’esito di questo importantissimo report fatecelo sapere nei commenti)

Nonostante queste cupe valutazioni, non bisogna perdere le speranze per il futuro delle barriere coralline, e fortunatamente ci sono progetti come il Living Coral Biobank che saranno fondamentali per una strategia condivisa volta alla salvaguardia della biodiversità dei coralli.

Fonte: https://coralbiobank.org/

Living Coral Biobank

Il core del progetto è la costruzione (che dovrebbe avvenire entro il 2026) di un edificio a Port Douglas in Australia, dove saranno conservate talee vive dei coralli, tessuti e campioni genetici delle 400 specie di coralli duri della Grande Barriera Corallina Australiana e 400 delle altre specie coralline del mondo.

Per avere una maggiore sicurezza della conservazione nel tempo di tutte le varie specie, il progetto prevede degli ulteriori backup delle talee vive, che saranno conservate negli acquari pubblici e privati del mondo che aderiranno all’iniziativa, creando così la più grande rete di conservazione collaborativa di coralli vivi.

Great Barrier Reef Legacy fa parte di un gruppo internazionale di istituzioni che fanno rete per affrontare la crisi globale che sta investendo i coralli. Questi includono lo Smithsonian’s National Zoo & Conservation Biology Institute, la National Ocean and Atmospheric Administration degli Stati Uniti, l’Association of Zoos and Aquariums-Florida Reef Tract Rescue Project, il Mote Marine Laboratory e il Centre Scientifique de Monaco.

È già realtà

Non vi stiamo parlando di un utopistico progetto ma di qualcosa di ben già avviato, molte talee sono già ospitate ora in strutture che hanno aderito all’iniziativa.

Il dottor J.E.N. Veron tiene un campione di una nuova specie scoperta, con John Rumney e il dottor Dean Miller. Fonte: GBR Legacy
Il dottor J.E.N. Veron tiene un campione di una nuova specie scoperta, con John Rumney e il dottor Dean Miller. Fonte: GBR Legacy

I frammenti delle varie specie che vengono prelevate sono identificate in situ dal dottor Charlie Veron. Il dottor Charlie Veron, ha scoperto oltre il 20% delle specie coralline del mondo ed è una delle poche persone al mondo in grado di identificare i coralli a livello di specie sott’acqua.

Le talee sono inserite in apposite basette dotate di chip RFID integrato. Il chip si collega a un database che contiene una serie di informazioni come la posizione GPS della colonia madre, l’analisi dell’acqua al momento della raccolta, le foto del sito di immersione, l’analisi genetica del tessuto corallino e altri dati inestimabili.

Come sostenere il progetto

Si può sostenere il progetto in vari modi, per esempio con 40$ mensili si adotta una talea della quale poi saranno fornite varie informazioni: la specie del corallo, dove è stato raccolto, le condizioni ambientali, le sue informazioni sulla crescita e sulla salute. Con 15.000 $ invece si sostiene un sistema di supporto vitale completo e all’avanguardia in grado di immagazzinare e mantenere talee di 20 diverse specie di corallo della Grande Barriera Corallina.

Per altre info su come sostenere il progetto visita la pagina: coralbiobank.org/donate

Conclusioni

Il riscaldamento globale, causato dall’aumento della concentrazione dei gas a effetto serra nell’atmosfera, è una grave minaccia per le barriere coralline di tutto il mondo. Il gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ha affermato che la maggior parte delle barriere coralline tropicali scomparirebbe anche se il riscaldamento fosse limitato a 1,5 ° C e sarebbe “a rischio molto elevato” a 1,2 ° C.

Attualmente la temperatura media globale rispetto al periodo pre-industriale è aumentata di circa 1 ° C. Limitare il riscaldamento sotto 1,5 ° C è l’unica speranza per un risultato accettabile per le barriere coralline.

Qui non si parla più di problemi che dovremo risolvere in futuro, ormai ci siamo già dentro. Fortunatamente organizzazioni come la Great Barrier Reef Legacy stanno attuando soluzioni a riguardo, ma questo ovviamente non basta, perché dobbiamo far di tutto per limitare i danni e non arrivare al punto che per poter vedere una determina specie di corallo ci dovremo ritrovare nel Living Coral Biobank.

Sito: coralbiobank.org

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