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Il SeaWorld di San Diego rinuncia alle orche


Due orche che saltano

Due orche (Orcinus orca) che saltano. Foto wikimedia.org

Uno dei predatori più grandi al mondo, l’orca (Orcinus orca), è stata utilizzata nel SeaWord di San Diego, qui il sito web, dal 1965 per spettacoli di intrattenimento ma, fortunatamente, gli organizzatori del parco hanno annunciato di fermare lo show.

Iquitos - mangimi tropicali - Colombo

Perché fermare lo show

Non solo le orche sono ottimi nuotatori; sono dei mammiferi, quindi più intelligenti dei pesci e meno adatti alla vita in cattività. Nelle vasche del parco acquatico mostravano anche disturbi di comportamento diventando aggressive. Le polemiche nascono dal documentario Blackfish che racconta, fra l’altro, l’uccisione di una allenatrice da parte di un’orca nel 2010. Gli animalisti possono quindi gioire sapendo che le crudeltà verso questi animali finiranno, lasciando il posto a spettacoli più educativi.

Inoltre le tre vasche dedicate alle sette orche presenti nel SeaWorld di San Diego sommate davano a disposizione delle orche circa 17 milioni di litri d’acqua (secondo http://orcafreak.webs.com/facilities.htm). Confrontando questo dato con il peso degli animali (in media 8 tonnellate) otteniamo circa 300 litri per ogni kg di animale. Questo corrisponderebbe a tenere sette Amphiprion ocellaris (da 15 grammi) in un acquario da 30 litri.

orche in sacchetto

Orche impacchettate per il trasporto, immagine di reefbuilders.com

Per gli spostamenti le orche sono state messe in un sacchetto come quelli usati tutti i giorni dagli acquariofili per trasportare i pesci, solo che questi sono formato gigante e sono costati ben 25.000 dollari l’uno. Speriamo di vederle presto in ambienti migliori.

Il futuro degli acquari

La chiusura di questo show ci fa pensare al futuro, in generale, degli animali tenuti in cattività. Da sempre infatti acquari, zoo, giardini botanici e parchi acquatici servono a mostrare animali e piante che per la maggior parte delle persone sarebbe impossibile vedere in natura. Addirittura gli antichi romani tenevano degli acquari, sia marini che di acqua dolce.

Le possibilità di visitare la grande barriera corallina, come la savana africana o la foresta amazzonica sono infatti riservate a pochi. Sia per un fatto economico che di tempo a disposizione che di capacità fisiche.

Gli acquari e i parchi acquatici hanno permesso negli anni ad adulti e bambini di scoprire il mondo marino, inaccessibile in natura a chi non abbia l’adeguata attrezzatura e la giusta preparazione. Al giorno d’oggi la tecnologia però ha il potere di cambiare profondamente le cose.

Per un prezzo che corrisponde ad un’entrata per una famiglia allo zoo e al parco acquatico di San Diego infatti è possibile comprare uno schermo con una qualità che fino a qualche anno fa sarebbe stata impensabile, creando così una finestra sul mondo da casa nostra.

Ogni pesce, mammifero e pianta sarebbe così a nostra disposizione. Potremmo sentirci il capitano Nemo ad osservare il mare in quelle interminabili descrizioni del famoso romanzo 20’000 leghe sotto i mari. In un attimo poi potremmo spostarci di migliaia di chilometri ed ammirarne ancora.

Barriera corallina a Marsa Alam 2008

Forse queste nuove possibilità potrebbero essere valide sostitute per gli zoo e gli acquari pubblici. Ma c’è qualcosa di più nell’acquariofilia. C’è il lato tecnico. C’è la soddisfazione di creare qualcosa. Siamo noi che abbiamo aggiunto l’acqua. Abbiamo mischiato il sale, controllato i valori. Abbiamo curato con cura l’allestimento e sempre noi abbiamo scelto gli abitanti. Abbiamo in effetti creato “dal nulla” il nostro piccolo mondo in miniatura. Il gusto è nella sfida. È nel vedere i nostri pesci mangiare, i nostri coralli aprirsi alle prime luci del mattino.

Questo ci separa e ci separerà sempre dalla pura osservazione. Pur non avendo tante interazioni quante sono possibili con un cane, noi interagiamo con il nostro acquario, non siamo semplici spettatori.

L’ultima novità della tecnologia, che potrebbe portare l’osservazione su schermo ad un livello più alto sono i droni. Piccoli oggetti volanti capaci di riprendere con telecamere ad alta definizione (o addirittura in 4k) e di essere pilotati a distanza da noi. Presto arriveranno anche dei droni sottomarini a prezzi abbordabili. Così, senza bisogno di acquari o di attrezzatura da sub, potremo essere spettatori (e in parte attori) delle meraviglie sottomarine della barriera corallina. Acquario marino di Gianluca Favata

Eppure immagino che anche così non ci sentiremo completamente presenti; non come se ci fossimo davvero. Le immersioni saranno comunque un’altra cosa rispetto al guidare un drone e guardarne le immagini, come un concerto dal vivo è diverso da un CD e l’acquario sarà sempre come salire noi stessi sul palco di quel concerto, anche se solo come dei tecnici, ma in parte la meraviglia degli osservatori sarà per merito nostro e tutto ciò dà una soddisfazione che non può essere sostituita.

(in inglese: http://reefbuilders.com, https://www.reefs.com/

 


1 commento on Il SeaWorld di San Diego rinuncia alle orche

  1. giulia

    Salve. Anticipo che sono una biologa marina, e che di certo le orche per essere spostate, vanno spostate con mezzi adeguati per loro. Anche perchè non sono pesciolini rossi. Comunque ti ringrazio per le risate che mi hai fatto fare. Guardando quella foto un mio collega ancora ride.

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