PESCI

Pesci pagliaccio in acquario (Amphiprion ocellaris) – la nostra guida


Ci siamo resi conto di non aver mai parlato del pesce marino più iconico che ci sia, il pesce pagliaccio nella sua versione più diffusa: l’Amphiprion ocellaris.

Iquitos - mangimi tropicali - Colombo

L’Amphiprion ocellaris è il pesce marino più diffuso, che si trova in quasi ogni acquario marino. Inoltre è anche un divo cinematografico, assunto a questo ruolo dopo il Blockbuster Alla Ricerca di Nemo del 2003. Non possiamo quindi non parlarne anche perché è un pesce che ci piace davvero molto. Moltissimo.

Amphiprion ocellaris

I pesci pagliaccio abbracciano 30 specie, racchiuse nei due generi Amphiprion e Premnas. Il più iconico però è sicuramente l’Amphiprion ocellaris, a pari merito con il cugino Amphiprion percula da cui è quasi indistinguibile. Se non sapete quale dei due avete nel vostro acquario marino, potete far riferimento a questo articolo che Simone ha scritto qualche anno fa: Pesci pagliaccio Amphiprion ocellaris o percula? La guida per riconoscerli. In questo articolo ci riferiremo sempre all’ocellaris, ma la guida è identica anche per il percula, con il quale condivide, oltre alla livrea, anche il comportamento.

L’amore degli acquariofili verso questo pesce dipende essenzialmente da diverse particolari caratteristiche. E’ un pesce piccolo che va bene in quasi ogni acquario, è un pesce dal nuoto simpatico, è un pesce docile che va d’accordo con tutti, è molto colorato ed infine è uno fra i pesci più economici. Tutto questo, oltre al film, ha portato questo pesce pagliaccio sul tetto del mondo.

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Distribuzione

Gli Amphiprion ocellaris sono maggiormente presenti nell’Oceano Pacifico ed Indiano, incluse le Isole Andamane, Nicobare, la Tailandia, la Malesia, tutta la parte superiore dell’Australia fino a Singapore, l’Indonesia e le Filippine.

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Comportamento

I pesci pagliaccio sono famosi per la loro simbiosi con l’anemone. In Natura l’anemone con i suoi tentacoli urticanti tiene lontani i predatori ed i pesci pagliaccio vi portano cibo e se ne prendono cura tenendolo pulito dai parassiti. In acquario l’anemone non è necessario, per diversi motivi. In se l’anemone è pericoloso nel senso che è urticante e muovendosi può bruciare i coralli che lambisce. Inoltre muovendosi può finire dentro una pompa di movimento e morendo può rilasciare un quantitativo non indifferente di ammoniaca che andrebbe a creare problemi a tutti gli abitanti dell’acquario se non si agisce velocemente.

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Amphiprion ocellaris all’interno di anemone Entacmaea quadricolor

In ogni caso molti degli Amphiprion ocellaris venduti oggi sono d’allevamento e potrebbero non aver mai visto un anemone in vita loro. Per cui si possono tranquillamente allevare pesci pagliaccio senza il corrispondente anemone. Loro andranno in simbiosi con un qualsiasi corallo, come ad esempio Sarcophyton, Euphyllia, Catalaphyllia e così via.

Il nuoto dei pesci pagliaccio è fortemente ondulatorio, non sono abili nuotatori ed amano rimanere sempre nello stesso posto. Per questo una coppia è adatta anche negli acquari più piccoli. 2 pesci pagliaccio in 50 litri non sono una eresia vista la tipologia di pesce. Sono pesci pacifici praticamente verso ogni altro coinquilino. Con una sola notevole eccezione, vanno tenuti in coppia, o singolarmente, altrimenti potrebbero uccidere tutti gli altri pesci pagliaccio. Questo discende dalla loro organizzazione sociale.

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Femmina di Amphiprion ocellaris intenta a depositare le uova sul substrato

I pesci pagliaccio sono infatti ermafroditi proterandrici. In pratica nascono maschi e diventano femmine. La loro organizzazione sociale è incentrata, in Natura, su un banco di pesci in cui uno solo diventa femmina ed aumenta di dimensioni. Fra tutti quelli rimasti un altro pesce pagliaccio diventa il maschio dominante con dimensioni a metà strada fra gli altri maschi e la femmina. Se dovesse morire la femmina il maschio dominante diventerebbe femmina, se dovesse morire il maschio dominante un altro dei maschi prenderebbe il suo posto. In acquario questa scala sociale non è attuabile se non con ampi spazi a disposizione o anemoni di dimensione importante. All’atto pratico, in acquari domestici è una cosa che possiamo dire non fattibile.

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Amphiprion ocellaris

Alimentazione

L’Amphiprion ocellaris è un pesce sostanzialmente onnivoro. Mangia di tutto e con appetito. Dal cibo vivo al granulare, dalle scaglie al liofilizzato. E’ comunque buona norma sincerarsi prima dell’acquisto che sia un esemplare che mangi il cibo secco.

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Dimensioni dell’acquario per i pesci pagliaccio

Gli Amphiprion arrivano al massimo a 11 cm di lunghezza (da fishbase.org), e non essendo un forte nuotatore, ma anzi essendo un pesce piuttosto stanziale, è un ottimo pesce anche per acquari piuttosto piccoli da circa 50 litri. Spesso appena inseriti tendono a rimanere nella zona più alta dell’acquario e non è improbabile che di notte possano saltare fuori, magari anche per un rumore improvviso. In questa fase soprattutto è consigliata una luce lunare che li aiuti ad orientarsi e a non avere paura.

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Allevamento

L’allevamento degli Amphiprion ocellaris o percula che siano è uno dei più semplici in assoluto. Ma c’è la possibilità che avvenga una cosa bellissima. Abbiamo già detto precedentemente che il pesce pagliaccio sia un ermafrodite proterandrico. Quello che non abbiamo detto è che anche in acquario la possibilità di deposizione è molto elevata.

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Uova di Amphiprion ocellaris in acquario

Quando la coppia è formata e sessualmente matura, è possibile che i pesci pagliaccio puliscano parte del substrato e la femmina cominci a deporre le uova. Successivamente alla deposizione, e per circa 15 giorni, il maschio diventa aggressivo e le veglia continuamente non permettendo ad altri pesci di avvicinarsi. Si arriva facilmente alla schiusa, anche se poi il discorso diventa più complicato, e non c’è possibilità alcuna che in acquario le larve possano diventare adulte autonomamente. A meno di pescarle ed avere di che nutrirle, se volete approfondire questo aspetto non vi resta che venire a discutere nel nostro forum.

L’unica problematica rimane quindi la possibilità di saltare fuori dall’acquario, tendenza che succede solo nei primi periodi fino a quando i pesci non si siano ambientati e non abbiano trovato qualcosa con cui andare in simbiosi, che sia un’alga, un corallo molle, LPS o qualunque altra cosa.

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