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Dai coralli alle stelle…


Un intenso cielo stellato in uno scatto nei pressi di Creta. Photo courtesy of Andrea Baglioni

Un intenso cielo stellato in uno scatto nei pressi di Creta. (Photo courtesy of Andrea Baglioni)

Sarà che da piccolo, col naso all’insù passavo intere serate in compagnia di mio padre a guardare i satelliti strisciare lenti sopra le nostre teste, fino a scomparire tristi tra le antenne del grattacielo di fronte.

Iquitos - mangimi tropicali - Colombo
Sarà perché ho trascorso una vita intera con la testa “tra le nuvole” in senso letterale, tanto che del cielo e delle nuvole ne ho fatto un lavoro.

Sarà che da sempre considero il mare come la naturale estensione del cielo… la terza dimensione in negativo, considerando l’orizzonte come asse cartesiano delle nostre vite.

Insomma per me che, alla passione innata del volo, ha, nel corso degli anni, affiancato quella per il mare e per tutte le sue forme viventi, e di conseguenza per questo piccolo mondo pulsante racchiuso in una scatola di vetro, non poteva che essere una notizia interessante che si guardi con attenzione alle problematiche dei nostri fondali, e che questo venga fatto sfruttando le conoscenze tecniche e le risorse di una delle agenzie leader nel campo aerospaziale mondiale.

Ora vi chiederete cosa c’entrino gli astri celesti con i nostri mari, quale sia il riferimento alle stelle che rimandi alle profondità dei nostri oceani…

In verità, e ve ne chiedo venia, il titolo voleva essere un po’ a sensazione… d’altra parte se siete qui a leggere queste righe significa probabilmente che qualcosa in quello che è scritto lì sopra avrà in qualche modo catturato la vostra attenzione, ed il fatto che non abbiate ancora cliccato su un altro link significa possibilmente che la vostra curiosità di lettori vi stia spingendo ad andare avanti nel testo, quindi per ripagarvi del vostro interesse non posso fare altro che cercare di spiegarvi perché abbia voluto in questo articolo rimandare la vostra immaginazione al cielo stellato e cosa lo leghi al variegato e coloratissimo universo sottomarino.

Ma andiamo con ordine…

Avete presente quella “piccola” agenzia americana che negli anni passati è riuscita a farci sognare con storie di emozionanti esplorazioni spaziali, romantici e indelebili sbarchi sulla luna, astronavi che partivano come missili e rientravano come aerei?

Beh sì, sto parlando della NASA l’avrete capito…

Ora è confermato che la NASA ha avviato un programma di ricerca che permetterà di monitorare lo stato dei mari con particolare attenzione alle barriere coralline, sfruttando dei vettori aerei suborbitali di proprietà della stessa Agenzia.

La segnalazione, giunta a mezzo di una delle tante mailing list che trattano di acquariologia a cui mi trovo iscritto, mi aveva subito incuriosito.

D’altra parte, quando si ha una o più passioni non sempre succede che l’una si concili con l’altra, costringendoci spesso a dover sacrificare tempo o risorse dell’una a favore della seconda… non mi è parso vero quindi poter cogliere l’occasione per unire entrambe, l’anello di congiunzione che sebbene per qualche momento mi avrebbe permesso di vederle camminare fianco a fianco.

Spronato quindi a verificarne l’attendibilità, ho fatto un giro sul sito ufficiale dell’Agenzia e ho potuto verificare di persona che il progetto esiste davvero, e viene descritto con dovizia di particolari, lasciando inoltre qualche contatto per approfondimenti a chi ne fosse interessato (link NASA Homepage).

Come nelle migliori tradizioni anglosassoni il programma è stato identificato con un acronimo e quale combinazione migliore se non “CORAL”, che nella sua interezza è l’abbreviazione di COral Reef Airborne Laboratory.

Il piano di ricerca fa parte di una campagna a larga scala che lo stesso Ente ha lanciato per monitorare le condizioni dell’intero pianeta.

Il programma si chiama NASA Earth Expedition e, almeno in origine, dovrebbe avere la durata di tre anni. Otto le macro-aree sulle quali si concentra, con il fine di monitorare, analizzare e studiare i cambiamenti significativi dei vari sistemi attraverso l’utilizzo di tecnologie aerospaziali, satelliti geostazionari e modelli di calcolo all’avanguardia, coordinati e pertanto direttamente fruibili da parte di ricercatori di indubbia competenza sul terreno:

  • Oceans Melting Greenland (OMG);
  • Korea U.S.-Air Quality (KORUS-AQ);
  • North Atlantic Aerosols and Marine Ecosystems Study (NAAMES);
  • Arctic Boreal Vulnerability Experiment (ABoVE);
  • COral Reef Airborne Laboratory (CORAL);
  • Atmospheric Tomography (ATom) mission;
  • Atmospheric Carbon and Transport – America (ACT-America);
  • The Observations of Clouds above Aerosols and their Interactions (ORACLES).

Lo scopo ultimo, come dichiarato da Michael Freilich, Direttore della Divisione Scientifica NASA di Washington, è quello di avere una visione integrata del sistema terra come complesso, cercando di ottenere un quadro di insieme su come le otto aree vitali interagiscono tra loro per comprendere come un cambiamento critico in una di esse possa avere ripercussioni su tutte le altre.

Il fenomeno dell'aurora boreale nella baia di Reine - Isole Lofoten (Norvegia). Lo studio dei cambiamenti climatici nelle zone artico-boreali è il focus del programma ABoVe (Artic Boreal Vulnerability Epxperiment) della NASA, una delle otto macroaree di studio della campagna NASA Earth Expeditions. Photo courtesy of Andrea Baglioni

Il fenomeno dell’aurora boreale nella baia di Reine – Isole Lofoten (Norvegia).
Lo studio dei cambiamenti climatici nelle zone artico-boreali è il focus del programma ABoVe (Artic Boreal Vulnerability Epxperiment) della NASA, una delle otto macroaree di studio della campagna NASA Earth Expeditions.
Photo courtesy of Andrea Baglioni

Quello che ci tocca più da vicino, come già detto, è il progetto CORAL, la cui direzione è stata affidata a Eric Hochberg, ricercatore scientifico presso il Bermuda Institute of Ocean Science di St. George’s, Bermuda.


1 commento on Dai coralli alle stelle…

  1. HkK.2003

    Non so se essere rallegrato o rattristato dalla notizia.
    Sono felice che un ente influente come la NASA si occupi dei reef, ma mi spaventa il fatto che se è intervenuta anche la NASA, la situazione è veramente preoccupante.

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