INVERTEBRATI

Gli Idroidi


Gli idroidi sono organismi pressoché sconosciuti alla maggior parte dei pescatori, dei subacquei e degli appassionati di acquariofilia. Quando vengono notati, sono spesso scambiati per vegetali. In effetti, gli idroidi vivono attaccati al substrato, proprio come alghe e piante e molte specie assomigliano ad alberelli o a fiori. Osservando gli idroidi al microscopio si scopre presto che “la piantina” è in realtà un animale coloniale, formato da diversi individui in grado di cibarsi, riprodursi e compiere piccoli movimenti. Gli individui specializzati nell’alimentazione (gastrozoidi) presentano bocca e tentacoli mentre quelli deputati alla riproduzione (gonozoidi) portano le strutture riproduttive (gonofori). In alcune specie, vi possono essere anche individui di forma allungata e privi di bocca che hanno il compito di difendere la colonia (dattilozoidi). Il tessuto vivente di un polipo è connesso con quello degli altri individui e questo permette il trasporto lungo la colonia delle sostanze nutritive ed altre molecole.

Gli idroidi appartengono al Phylum degli Cnidari, come le meduse ed i coralli e, come tutti i rappresentanti di questo gruppo, posseggono capsule urticanti dette cnidocisti.

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Gli cnidari e dunque anche gli idroidi sono predatori. I tentacoli sono strutture mobili ed estensibili che contengono numerose cnidocisti. Quando un piccolo animale (ad esempio una larva di crostaceo) tocca inavvertitamente i tentacoli, questo viene paralizzato dal veleno contenuto nelle capsule urticanti. I tentacoli quindi si piegano per condurre la preda immobilizzata verso la bocca.
Il potere tossico delle cnidocisti viene utilizzato anche per la difesa.

Chi ha avuto la fortuna di immergersi o fare snorkeling lungo la barriera corallina, probabilmente avrà ammirato le magnifiche colonie di Aglaophenia cupressina, un idroide a forma di felce che se sfiorato può causare dolore e irritazioni, proprio come una medusa!
Gli idroidi sono presenti in tutti i mari e persino in ambienti d’acqua dolce. Mentre in Mediterraneo gli idroidi hanno piccole dimensioni, nelle acque fredde e soprattutto nei mari tropicali raggiungono dimensioni considerevoli, con colonie alte fino a 2 metri! Un idroide probabilmente noto a molti acquariofili è la “Pianta di Nettuno” o “Felce dell’aria” (Figura 1). Il nome scientifico di questa specie è Sertularia argentea; le sue colonie sono vendute essiccate (morte) e possono essere utilizzate per decorare gli acquari.

Pianta di Nettuno (Sertularia argentea)

Figura 1. Pianta di Nettuno (Sertularia argentea). A. Idroide essiccato. Il colore è ottenuto artificialmente. B. Particolare della colonia osservata al microscopio.

Un altro idroide conosciuto dagli appassionati di acquari marini tropicali è Myrionema amboinense. Myrionema è un idroide bellissimo, ma all’interno degli acquari può crescere a dismisura soffocando i coralli e, per tali ragioni, è considerato “la peste degli acquari”.

Myrionema amboinense

Figura 2. Myrionema amboinense. A. Colonia. B. Particolare di un polipo (gastrozoide)

Riproduzione

Il ciclo vitale degli idroidi è molto particolare in quanto comprende due fasi. Una delle due fasi è detta “polipo” (da non confondere con il polpo, che è un mollusco cefalopode) mentre l’altra è quella di “medusa”. Lo stadio di polipo vive sempre attaccato ad un substrato ed è rappresentato dalla colonia, la quale si accresce formando delle “gemme”. Le gemme possono originare nuovi rami, nuovi gastrozoidi oppure meduse. La giovane medusa degli idroidi (idromedusa) sviluppa bocca e tentacoli, si stacca dalla colonia e viene trasportata dalla corrente, iniziando così la vita pelagica. Le idromeduse sono a sessi separati e si riproducono per via sessuale, cioè per mezzo della produzione di gameti femminili e maschili (uova e spermatozoi). In genere, gli spermatozoi sono liberati nell’acqua e vanno a fecondare le uova che rimangono attaccate alla femmina. Dall’uovo fecondato nasce una larva detta planula, che nuota per un certo periodo fino a che non si insedia sul fondo, dando origine ad una nuova colonia.

Le idromeduse in genere hanno un aspetto delicato, sono invisibili ad occhio nudo e non vanno confuse con le grandi meduse degli scifozoi come la medusa quadrifoglio (Aurelia aurita) o il polmone di mare (Rhizostoma pulmo), distinguibili per via dello spesso strato gelatinoso dell’ombrella.

In realtà ci possono essere delle eccezioni al tipico ciclo vitale comprendente sia la fase di polipo che quella di medusa. In molte specie di idroidi infatti, lo stadio di medusa è regredito ad un gonoforo fisso, cioè che a maturità non si stacca dalla colonia madre. In genere, i gonofori maschili liberano gli spermatozoi nell’acqua, mentre i gonofori femminili trattengono le uova al loro interno. Gli spermatozoi nuotando, possono incontrare una colonia femminile, a questo punto le uova possono essere fecondate e nel gonoforo si sviluppa una planula, che come abbiamo già visto sarà liberata nell’acqua e formerà un’altra colonia. Anche Myrionema amboinense e Sertularia argentea sono specie con gonofori fissi.

La formazione di un nuovo individuo della colonia non necessita la produzione di gameti maschili e femminili, ma avviene tramite gemmazione, fissione o frammentazione. Queste modalità riproduttive sono definite asessuali. Nella gemmazione si ha la formazione di un piccolo rigonfiamento (gemma) su una ramificazione della colonia. Pian piano la gemma si sviluppa e forma bocca e tentacoli, dando vita ad un nuovo polipo. Durante la fissione un polipo inizia a dividersi longitudinalmente formando così due polipi più piccoli e con pochi tentacoli. Successivamente i due polipi si distanzieranno e aumenteranno di dimensioni. Con la frammentazione si ha il distacco di una porzione della colonia. Il frammento della colonia può anche essere trasportato dalle correnti per alcuni tratti e può ancorarsi su un substrato lontano da quello dove si trovava la colonia di origine. Questa modalità, che porta alla colonizzazione di nuovi siti, può favorire la dispersione della specie.

Myrionema amboinense

Figura 3. Myrionema amboinense. A. particolare delle cnidocisti presenti alla base del polipo. B. Tentacoli; all’interno si notano numerose zooxantelle (palline verdi). C. Ingrandimento delle zooxantelle.

L’articolo è stato curato dalla dott.ssa Cristina Gioia di Camillo, biologa presso l’Università di Ancona dove si occupa dello studio, della classificazione, dei cicli vitali e dell’ecologia degli invertebrati marini di fondo duro, ed in particolare di idrozoi mediterranei e tropicali. A questo articolo seguirà un secondo articolo dedicato specificamente al Myrionema amboinense, sul quale esiste già un bellissimo articolo su DaniReef.com “Myrionema amboinense” sebbene abbia un taglio molto meno biologico.


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