
Oggi su DaniReef lasciamo la parola a Maurizio Vendramini, conosciuto come Zio Pesce, acquariofilo di grande esperienza, che ci accompagna alla scoperta di un modo decisamente particolare di concepire l’acquario d’acqua dolce: l’acquario fiume. Un progetto nato dall’esperienza e dall’osservazione, dove corrente, spazio e comportamento dei pesci diventano parte integrante dell’allestimento.
Premessa
Doverosamente è importante sapere come a livello personale sono arrivato a concepire un acquario a sviluppo orizzontale, oggi chiamato internazionalmente River Style.
Da sempre appassionato di pesca e acquari, è quasi impossibile per me scindere queste due parole in modo netto, come invece accade a coloro i quali vivono queste bellissime passioni univocamente. Entrambe hanno punti in comune: conoscenza degli animali, amore per la natura e soprattutto un viscerale attaccamento all’elemento liquido.
Apparentemente distaccate, hanno invece inevitabili “transizioni”, utilizzando un termine di video editing, ovverosia innumerevoli punti di incontro che vanno a miscelarsi gli uni negli altri.
Fly Fisher da oltre 30 anni, l’ammirazione per i Salmonidi e la grande passione per l’Acquariologia non potevano che portarmi a realizzare una miniatura di quegli ambienti così affascinanti dove vivono questi pinnuti.
È stata proprio l’osservazione degli ambienti acquatici, in particolare quelli fluviali e torrentizi, che ha sviluppato l’idea di ricreare in piccolo un fiume o un torrente.
Un acquario normale poteva solo dare un senso di corrente: bastava mettere una potente pompa di movimento, ma un mini corso d’acqua in cui i pesci potessero spostarsi tranquillamente da un habitat all’altro non esisteva e in una vasca normale era impossibile riprodurre un simile contesto.

Ed è proprio dal mix di questi elementi che alla fine degli anni ’90, assieme all’amico Andrea Varisco, è nato il primo prototipo di “Acquario Ruscello”, più familiarmente chiamato “Aquarello”: quella che considero una delle prime sperimentazioni di acquario a sviluppo orizzontale realizzate in quegli anni.
Un prototipo, appunto, costituito da 5 moduli di una quarantina di cm ciascuno e collegati da un tubo, posizionati su un muretto che ai tempi divideva la cucina dal soggiorno.





L’“Aquarello” di Andrea Varisco, sviluppato sempre alla fine degli anni ’90, prevedeva un vano filtrante inferiore lungo tutta la parete posteriore in cui erano posizionati i cannolicchi e 2 vani opposti rispettivamente per lana di perlon, pompa ed eventuale riscaldatore; in sintesi, l’acqua passava dal vano “prefiltro” inferiormente, attraversando tutta la parete posteriore, per poi essere ripescata sul lato opposto dalla pompa e reimmessa in struttura.
Rispetto al primo prototipo c’è stata un’evoluzione e una differenziazione nel percorso del flusso generale e nella gestione della filtrazione, che però personalmente non ho mai adottato, sebbene estremamente funzionale.
Di acqua sotto i ponti (è proprio il caso di dirlo) ne è passata parecchia da quella pionieristica e, a quei tempi, strampalata idea.
Fatto sta che in questi ultimi anni si sente più spesso parlare e si iniziano a vedere, soprattutto in Asia, bellissime realizzazioni di acquari River Style.
Che sia l’evoluzione più naturale dell’Aquascaping tradizionale? Dove l’effetto wow si ottiene non più attraverso la riproduzione di habitat sofisticati e perfetti, ma spesso innaturali, bensì con la riproduzione in piccolo di un vero corso d’acqua con le sue imperfezioni, alghe comprese?
Ai posteri l’ardua sentenza, sebbene personalmente ritenga che possa diventare una delle tendenze interessanti dell’acquariofilia dei prossimi anni.
D’altronde tanti anni fa c’era qualcuno che diceva che conoscere Madre Natura era amare le sue creazioni più piccole. Quel signore si chiamava Takashi Amano e nelle sue prime opere si respira proprio questa filosofia.
Un po’ di storia: l’evoluzione nel tempo
2008/2009





2014




2017




Recuperato da una ex vasca marina ormai in disuso, aveva la caratteristica di avere flusso sulla sabbia a imitare acque di risorgiva e 2 ruscelli che, scendendo, davano origine a una piccola cascata che spesso era risalita anche dai Guppy.
Potete vedere questo comportamento anche nel video “Salmoni in acquario” su YouTube.
2019/2025








La cascata alla congiunzione dei 2 moduli.

Lo Stream dell’amico Antonio: qui non ci sono moduli ma solo una vasca con dimensioni particolari a sviluppo orizzontale e un filtro esterno.
2026

La mia ultima realizzazione, abbastanza inconsueta, sempre utilizzando i moduli a L, ha ospitato per l’intero inverno del 2026 4 esemplari di Trota Iridea.




Per chi volesse approfondire può vedere il video dedicato su YouTube.
Da dove partire?
E dopo questa carrellata di immagini da cui prendere spunto, addentriamoci nel magico mondo degli acquari River Style.
Innanzi tutto, prima di cimentarsi in queste realizzazioni, a parte magari guardare vari tutorial (sul Web basta cercare River Style, Hill Stream, Acquario Fiume, Acquario Ruscello…), sarebbe opportuno fare una passeggiata lungo un corso d’acqua: nulla più di Madre Natura è in grado di insegnare!
Detto ciò, il primo punto da affrontare sono le dimensioni che, dato il contesto di realizzazione, dovranno essere necessariamente, in base alle esigenze e possibilità dell’appassionato, le maggiori possibili.
Qualora una sola vasca non risponda alle esigenze, è possibile anche la realizzazione a moduli che poi verranno uniti con silicone o altro materiale.
I materiali
Ovviamente, in considerazione della realizzazione che vogliamo fare, ciottoli, sabbia e ghiaia avranno un ruolo primario; i legni serviranno come rifinitura e sarebbe auspicabile che possano avere anche una proiezione in esterno.
Le parti emerse sono ideali per essere ricoperte da muschio e altra vegetazione palustre; può addirittura diventare il punto focale dello Stream (del flusso) grazie soprattutto al muschio emerso (il cui utilizzo e gestione verranno approfonditi di seguito), che dà un effetto “Natura” impareggiabile.
Importante, per mantenere umido il muschio, nebulizzare di frequente oppure utilizzare un Fogger.
Come substrato personalmente eviterei il normale ghiaietto da acquario con diametro di 3/5 mm quando l’obiettivo è ricreare visivamente un ambiente torrentizio naturale, anche perché può favorire l’accumulo di sedimento negli interstizi.
Ciottoli e sassi, possibilmente inerti, dai 2/3 cm in su vanno bene da utilizzare in base al tipo di habitat che vogliamo riprodurre, ma senza troppi accumuli e adagiati sul fondo di sabbia fine che, se non ospita piante, può anche essere di solo un paio di cm.
Il muschio: un tassello fondamentale
Uno dei tasselli fondamentali è il muschio: sia emerso che sommerso. Andiamo ad analizzare nel dettaglio il suo utilizzo.
Il muschio sommerso
Relativamente a quello sommerso ha una duplice funzione:
- Fungere da agglomerante qualora si volesse ricreare una rapida in un determinato luogo: sabbia, muschio, ciottoli e sabbia servono a non far penetrare il flusso dell’acqua al di sotto, mantenendolo regolare; se la struttura è ben realizzata, il flusso e il peso dei materiali contribuiscono a mantenerla stabile. Al posto del muschio è anche possibile utilizzare lana di perlon, fibra di cocco o altri materiali simili inerti, ma hanno lo svantaggio di non svilupparsi e quindi di dare minore stabilità. Anche le radici di piante come Ceratopteris contribuiscono a stabilizzare il tutto.
- L’altra funzione del Moss è fungere da “scala mobile” per portare in esterno l’acqua. Mi spiego meglio: se vogliamo garantire una sufficiente umidità a rocce e legni in esterno, al fine di poter coltivare persino le Orchidee, un modo semplice è quello di posizionare il Moss per i 2/3 sul substrato esterno e 1/3 sommerso: in un primo momento la parte esterna seccherà per via del fatto che la struttura vegetale non è cresciuta in esterno; successivamente i nuovi getti invece formeranno un tappeto di muschio estremamente accattivante.
Per approfondire questo aspetto potete vedere anche il video come far crescere le Orchidee in acquario.
Il muschio emerso
Il muschio delle specie esclusivamente emerse andrà posizionato al di sopra della parte emersa della specie acquatica, o meglio anfibia, al fine di sfruttare l’acqua che risale per capillarità attraverso le strutture del Moss.
Per una maggiore possibilità di mantenere umidità tra le due tipologie di muschio è utile inserire foglie di quercia o simili che, una volta impregnate di acqua, contribuiscono a creare un microclima umido.
Per ogni approfondimento sull’utilizzo del Moss in acquario vi rimando al tutorial come far crescere il muschio in acquario.
La tecnica
La luce
In considerazione del fatto che dovremo andare ad illuminare una vasca a sviluppo orizzontale, è palese che plafoniera e illuminazione dovranno essere proporzionate sia come lunghezza sia come potenza luminosa; anche l’altezza conta e, in base alle essenze vegetali che vorremo coltivare, dovrà essere studiata la distanza dalla superficie dell’acqua alla fonte luminosa.
Il movimento dell’acqua
E arriviamo ora al vero cuore pulsante del sistema: la corrente, che dovrà essere da forte a molto forte.
Non esiste però un valore di portata valido per qualsiasi River Style: deve essere dimensionata in funzione delle specie allevate, della geometria della vasca, delle sezioni di passaggio e del tipo di ambiente che vogliamo riprodurre. Come riferimento progettuale, nelle mie realizzazioni parto spesso da portate complessive nell’ordine di 20 volte il volume della vasca, distribuendo però il movimento in modo da ottenere zone con velocità differenti.

Vari sono i sistemi in relazione alla conformazione e al layout e sovente si utilizzano svariate pompe di movimento. In relazione al filtro ci si può allineare allo standard normale, ma è il movimento che deve essere realizzato in base al progetto che desideriamo ottenere.
E se pensate di esagerare, esagerate pure con la portata, perché una corrente molto sostenuta può essere perfettamente adatta alle specie realmente reofile, purché il layout preveda anche zone di minore velocità, ripari e spazi dietro o fra le rocce nei quali gli animali possano sottrarsi al flusso principale.
Tipi di vasche
Per questi progetti tendenzialmente vengono utilizzati 3 tipi di vasca:
- Monoblocco: una normale vasca con proporzioni sbilanciate verso la lunghezza, altezza relativamente bassa (ad esempio una Shallow Tank) e profondità variabile. La pompa/filtro posta in un vano a lato riporta sul lato opposto l’acqua.
- Realizzazione a moduli: si basa sulla realizzazione di vari moduli, se si desidera anche di misure variabili, che vengono poi assemblati e uniti con silicone o altro materiale; interessante in questo caso che nel punto di unione dei vari moduli sia più facile realizzare piccole cascate e rapide. Anche in questo caso la pompa/filtro poi spingerà il flusso nel primo modulo.
- Vasche a doppio fondo: uguale al monoblocco ma con la particolarità che l’acqua fluisce attraverso griglie su un lato in un vano sottostante che la riporta verso le pompe sul lato opposto. Onestamente è il tipo che mi dà meno possibilità di variare il layout e del quale possiamo apprezzare una variante nel progetto di Andrea Varisco.

Biologia
In considerazione delle specie che vogliamo allevare, questo tipo di acquario non ha necessità di essere totalmente esente da alghe poiché tra i reofili più interessanti da allevare vi sono specie adattate alle forti correnti, come ad esempio moltissime specie di Loricaridi, gli appartenenti al genere Stiphodon e simili o i particolarissimi Sewellia e altri appartenenti alla famiglia Gastromyzontidae che apprezzano il cosiddetto “Aufwuchs”, cioè la comunità di alghe, microrganismi e altro materiale organico che si sviluppa sulle superfici sommerse.
Tra i Caracidi ricordiamo Moenkhausia heikoi, che vive tra le rapide del Rio Xingu, mentre per altre specie come Boehlkea fredcochui e Hasemania nana l’idoneità deve essere valutata in funzione dell’intensità reale della corrente e delle zone di riparo presenti in vasca.
Molte specie di Ciprinidi asiatici tropicali e subtropicali trovano in queste vasche a forte flusso d’acqua il proprio habitat ideale: Danio, Zacco platypus, le varie specie di Opsarius e Opsariichthys, comunemente chiamati Danio Trota (specie adattate in molti casi ad ambienti fluviali con corrente sostenuta), e numerosi appartenenti al vecchio genere Barbus, oltre che i simpaticissimi Tanichthys adatti a vasche più piccole.

Anche alcuni Corydoras – oggi in parte riclassificati in generi differenti – possono vivere in ambienti con un buon movimento dell’acqua e sono nuotatori molto più capaci di quanto spesso si pensi. Questo però non significa che tutte le specie siano adatte a una corrente torrentizia continua: anche in questo caso è necessario scegliere la specie e creare aree meno esposte al flusso.
Gli Shiners nordamericani
Ma è soprattutto il Nord America che ha dato un forte impulso alla realizzazione di questi ambienti grazie ad un pesciolino originario dei corsi d’acqua che scendono dai monti Appalachi scorrendo verso il Mississippi attraverso gli stati di Alabama e Tennessee: l’ormai conosciuto Notropis chrosomus (oggi classificato come Hydrophlox chrosomus) e tutti gli altri appartenenti ai Minnow nominati in generale più semplicemente “Shiners”.

Tra questi il più spettacolare è senza ombra di dubbio l’introvabile “Saffron Shiner”, Hydrophlox rubricroceus, dai colori sfavillanti: su corpo rosso acceso una linea laterale giallo limone ne fa tra i pesci più colorati in assoluto.
In Europa Vaironi e Sanguinerole sono ospiti ideali per una vasca River Style quando temperatura, ossigenazione, corrente, dimensioni della vasca e provenienza legale degli esemplari sono compatibili con le esigenze della specie.
Attenzione ai salti
Nota importante: molti di questi pesci sono eccellenti saltatori. Possono compiere salti sorprendenti e sfruttare anche aperture apparentemente piccole; allestendo una vasca per loro è quindi fondamentale prevedere sistemi efficaci che impediscano la fuoriuscita degli animali.
Attraverso l’esperienza di allevamento dei Notropis chrosomus, delle Trote Iridee nell’inverno del 2026 e attualmente con Alborelle, sono riuscito finora a ridurre fortemente il rischio di salto esterno “definendo” delle sponde artificiali ma al contempo molto naturali costituite da lastre di sughero larghe alcuni cm, ricoperte di muschio e vegetazione.
I vantaggi di questo stratagemma sono principalmente 2:
- Si impedisce ai pesci di utilizzare direttamente il vetro come scivolo per lanciarsi all’esterno: trovano la barriera di sughero che, essendo incastrata/incollata sul vetro, sporge sia internamente sia esternamente di alcuni cm.
- Non ne ho la certezza matematica poiché servirebbe ulteriore sperimentazione, ma ritengo che i pesci al di sotto individuino le sponde in sughero come le sponde laterali che trovano in natura, al di là delle quali non c’è acqua e quindi, essendo pesci, sarebbe oltremodo sconsigliabile saltare oltre!
Questa seconda interpretazione resta naturalmente una mia ipotesi basata sull’osservazione degli animali e non va considerata una spiegazione dimostrata del loro comportamento.
La vegetazione
Per la vegetazione, volendo, ci si può sbizzarrire in base alle specie che alleviamo: i Loricaridi e gli altri alghivori possono beneficiare di superfici rocciose sulle quali si sviluppano alghe e biofilm, affiancate a piante come Vallisneria e Ceratophyllum.

Per le altre specie possiamo utilizzare moltissime essenze in base al tipo di luce e alla presenza o meno di un impianto di somministrazione di CO2, che dovrà tenere conto, per ottenere una concentrazione utile in acqua, della forte dispersione che questo tipo di allestimento implica.
Il progetto prende vita ad AcquariaItalia 2026
E proprio uno dei concetti raccontati in questo articolo potrà essere visto dal vivo ad AcquariaItalia 2026. Maurizio Vendramini curerà infatti un prototipo di acquario-fiume, realizzato per mostrare concretamente un modo diverso di concepire movimento dell’acqua, sviluppo della vasca e osservazione dei pesci.

Il prototipo sarà ospitato presso lo stand Acquari Malberti, Padiglione 1 – Stand C13. Un motivo in più per venire ad AcquariaItalia, che si terrà questo fine settimana, sabato 19 e domenica 20 settembre a Malpensa Fiere, con la giornata di lunedì 21 settembre dedicata agli operatori B2B. Se questo articolo vi ha incuriosito, in fiera potrete quindi incontrare Maurizio e vedere come alcune delle sue idee passano dalla teoria alla vasca reale.
Tutte le informazioni sulla fiera le trovate qui: AcquariaItalia.
Conclusioni
Un acquario River Style ovviamente non è adatto a chi non ha conoscenze minime di idrodinamica e di biologia delle specie che vengono ospitate in queste vasche, ma è sicuramente un obiettivo alla portata di tutti una volta che si riescono a manovrare i rudimenti del mestiere: luce, corrente, materiali, valori dell’acqua e tecnica.
Sarà il nuovo futuro dell’acquariologia? A questa domanda è difficile rispondere, ma una cosa è certa: avere un ruscello in casa, o in giardino, ha un fascino naturale che ben poche realizzazioni possono ricreare.
Ultimo consiglio: per ogni approfondimento visitate il canale YouTube di Zio Pesce Blog.
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