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Perché i coralli del Mar Rosso resistono al caldo? La risposta non è la salinità

Stylophora pistillata

Per anni biologi marini e ricercatori hanno ipotizzato che l’elevata salinità del Mar Rosso fosse uno dei principali motivi della straordinaria resistenza al calore osservata nei suoi coralli. Una teoria logica: vivere costantemente in un’acqua molto più salata rispetto agli altri oceani avrebbe potuto indurre questi animali a sviluppare particolari meccanismi di protezione contro lo stress termico.

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Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Coral Reefs, però, rimette in discussione una delle ipotesi più accreditate degli ultimi anni. Secondo i ricercatori dell’Università di Wageningen, l’elevata salinità contribuisce solo in misura limitata alla resistenza dei coralli del Golfo di Aqaba. Il vero segreto potrebbe essere nascosto nella loro lunga storia evolutiva.

Perché i coralli del Mar Rosso sono così resistenti?

Le barriere coralline di tutto il pianeta stanno affrontando una delle sfide più difficili della loro storia. L’aumento della temperatura degli oceani provoca infatti episodi sempre più frequenti di sbiancamento (coral bleaching), durante i quali i coralli perdono le loro zooxantelle e, se lo stress persiste, possono andare incontro alla morte (leggi anche: La Grande Barriera a rischio della più alta temperatura degli ultimi 4 secoli).

Esiste però un’eccezione che da anni incuriosisce gli scienziati: i coralli del Golfo di Aqaba, nella parte settentrionale del Mar Rosso. Numerosi studi hanno infatti dimostrato che queste popolazioni sono in grado di sopportare temperature sensibilmente superiori rispetto a quelle che metterebbero in crisi molte altre specie tropicali.

Fra le possibili spiegazioni, una delle più accreditate riguardava proprio la salinità. Nel Golfo di Aqaba, infatti, l’acqua raggiunge normalmente valori compresi fra circa 41 e 42 PSU, contro le circa 35 PSU tipiche della maggior parte degli oceani tropicali. Alcuni studi precedenti avevano suggerito che proprio questa condizione potesse stimolare la produzione di molecole capaci di proteggere i coralli dallo stress ossidativo provocato dalle alte temperature.

Lo studio pubblicato su Coral Reefs

Per verificare questa ipotesi, il gruppo di ricerca guidato dal biologo marino Tim Wijgerde ha progettato un esperimento estremamente controllato, pubblicato nel luglio 2026 sulla rivista Coral Reefs.

I ricercatori hanno scelto due specie con caratteristiche molto diverse:

  • Stylophora pistillata, proveniente dal Golfo di Aqaba, quindi naturalmente adattata a vivere in un ambiente caratterizzato da elevata salinità;
  • Montipora digitata, originaria di Bali, dove la salinità dell’acqua è molto più vicina ai valori tipici degli oceani tropicali.

La scelta di confrontare due specie provenienti da ambienti tanto differenti ha permesso ai ricercatori di capire se l’effetto della salinità fosse universale oppure strettamente legato alla storia evolutiva delle singole popolazioni.

Montipora digitata
Montipora digitata

Come è stato condotto l’esperimento

I coralli non sono stati semplicemente immersi in acqua più salata. Al contrario, il protocollo sperimentale è stato estremamente rigoroso.

Le colonie di Stylophora pistillata erano allevate presso l’Università di Wageningen da circa quattordici anni, mentre quelle di Montipora digitata da circa quattro anni. Da ciascuna colonia sono stati ottenuti piccoli frammenti geneticamente identici, successivamente fatti ricrescere per oltre otto settimane prima dell’inizio delle prove sperimentali. In questo modo ogni differenza osservata poteva essere attribuita ai trattamenti e non a differenze genetiche tra gli esemplari.

La salinità è stata quindi aumentata molto lentamente, con incrementi di appena 0,5 PSU al giorno, fino a raggiungere il valore finale di 42 PSU, evitando così uno stress osmotico improvviso.

Successivamente è iniziata la simulazione dell’ondata di calore. La temperatura dell’acqua è stata aumentata di 1 °C ogni quattro giorni, passando gradualmente da 26 °C fino a 34 °C nell’arco di trentanove giorni, riproducendo un evento molto simile alle ondate di calore marine osservate in natura.

Durante tutto l’esperimento i ricercatori hanno monitorato quotidianamente lo stato di salute dei coralli misurando la resa fotosintetica delle zooxantelle, la perdita di clorofilla, la densità dei simbionti, la sopravvivenza delle colonie e perfino la fluorescenza della Green Fluorescent Protein (GFP), uno degli indicatori dello stress cellulare nei coralli. Si tratta di uno dei protocolli sperimentali più completi mai utilizzati per studiare il rapporto tra salinità e resistenza al calore.

I risultati: la salinità aiuta, ma molto meno del previsto

Il risultato più importante emerso dallo studio è che l’elevata salinità non rappresenta il principale fattore responsabile della straordinaria resistenza al calore osservata nei coralli del Golfo di Aqaba.

Le colonie di Stylophora pistillata, una specie di cui avevamo già parlato nel nostro approfondimento dedicato alla sua sorprendente capacità evolutiva, hanno infatti dimostrato un’elevata tolleranza allo stress termico sia alla salinità naturale del Mar Rosso (42 PSU), sia a quella tipica degli oceani tropicali (35 PSU). L’acqua più salata ha prodotto alcuni miglioramenti fisiologici, ma nel complesso le differenze sono risultate piuttosto contenute.

Comportamento di Stylophora e Montipora esposte ad alta temperatura con salinità differente
Comportamento di Stylophora e Montipora esposte ad alta temperatura con salinità differente

I ricercatori hanno osservato, ad esempio, una maggiore densità delle zooxantelle e una migliore conservazione della clorofilla negli esemplari mantenuti a 42 PSU. Anche la fotosintesi è rimasta leggermente più efficiente durante le fasi più avanzate della simulazione dell’ondata di calore. Tuttavia questi vantaggi non sono stati sufficienti a spiegare da soli l’eccezionale resistenza della specie.

In altre parole, Stylophora pistillata ha dimostrato di possedere una notevole capacità di sopportare temperature elevate anche quando vive in un’acqua con una salinità perfettamente normale.

Montipora digitata racconta una storia completamente diversa

Ancora più interessante è quanto osservato nella seconda specie studiata, Montipora digitata, proveniente da Bali. Se l’ipotesi iniziale fosse stata corretta, anche questa specie avrebbe dovuto beneficiare dell’aumento della salinità durante lo stress termico. In realtà è accaduto quasi l’opposto.

Già durante il periodo di acclimatazione alcune colonie mantenute a 42 PSU hanno mostrato un peggioramento delle proprie condizioni, mentre durante la simulazione dell’ondata di calore la mortalità è comparsa diversi giorni prima rispetto agli esemplari allevati a 35 PSU.

Questo risultato suggerisce che la risposta alla salinità è fortemente specie-specifica e che un valore elevato non rappresenta automaticamente un vantaggio biologico. Anzi, per specie adattate a vivere in mari con salinità normale potrebbe trasformarsi in un ulteriore fattore di stress.

La vera spiegazione potrebbe essere l’evoluzione

Se la salinità non basta a spiegare la resistenza dei coralli del Mar Rosso, quale potrebbe essere allora il vero motivo?

Gli autori richiamano un’ipotesi formulata già nel 2013 dal gruppo di Maoz Fine. Secondo questa teoria, durante una fase particolarmente calda della storia del Mar Rosso soltanto i coralli naturalmente più resistenti alle alte temperature sarebbero riusciti a superare la barriera termica presente nella parte meridionale del bacino, colonizzando successivamente il Golfo di Aqaba.

Chlorophyll a measured as relative fluorescence units (RFU) of S. pistillata (N = 3–4 aquaria per treatment combination) and M. digitata (N = 4 aquaria per treatment combination) microcolonies of the control (26 °C) and heatwave (26 → 34 °C) treatments, at a salinity of either 35 or 42 PSU. Measurements were done on day 53 (34.1 °C) for S. pistillata and day 43 (32.1 °C) for M. digitata. Asterisks indicate a significant main (M. digitata) or interactive (S. pistillata) temperature effect (p < 0.001). Values are means ± S.E.M
Chlorophyll a measured as relative fluorescence units (RFU) of S. pistillata (N = 3–4 aquaria per treatment combination) and M. digitata (N = 4 aquaria per treatment combination) microcolonies of the control (26 °C) and heatwave (26 → 34 °C) treatments, at a salinity of either 35 or 42 PSU. Measurements were done on day 53 (34.1 °C) for S. pistillata and day 43 (32.1 °C) for M. digitata. Asterisks indicate a significant main (M. digitata) or interactive (S. pistillata) temperature effect (p < 0.001). Values are means ± S.E.M

In pratica, non sarebbe stata la salinità a creare coralli più resistenti, ma la selezione naturale ad aver favorito individui già dotati di una maggiore tolleranza al calore. Le popolazioni odierne conserverebbero quindi questa caratteristica come risultato di migliaia di anni di evoluzione.

L’elevata tolleranza dei coralli del Golfo di Aqaba sembra essere soprattutto il risultato della loro storia evolutiva e solo in minima parte dell’elevata salinità dell’acqua.

Cosa significa tutto questo per gli acquariofili?

Per chi mantiene un acquario marino, questo studio trasmette un messaggio molto chiaro: aumentare artificialmente la salinità nella speranza di rendere i coralli più resistenti alle alte temperature non ha basi scientifiche. Rimane invece fondamentale controllare correttamente la temperatura dell’acquario.

Anzi, come dimostrato dal comportamento della Montipora digitata, alcune specie potrebbero addirittura risentirne negativamente. La tolleranza al calore dipende infatti da adattamenti genetici ed evolutivi che non possono essere riprodotti semplicemente modificando un parametro dell’acqua.

Per questo motivo rimane valido uno dei principi fondamentali dell’acquariofilia marina: mantenere valori stabili e il più possibile vicini a quelli naturali è quasi sempre la scelta migliore. Tentare di “potenziare” i coralli modificando artificialmente la salinità rischia invece di produrre l’effetto opposto.

Che cos’è una PSU?

Nel corso dello studio si parla frequentemente di PSU (Practical Salinity Unit), l’unità utilizzata per esprimere la salinità dell’acqua marina.

  • 35 PSU corrispondono alla salinità media della maggior parte degli oceani tropicali e rappresentano il valore normalmente mantenuto negli acquari marini.
  • 41-42 PSU sono invece tipici del Golfo di Aqaba e di alcune aree del Mar Rosso, dove l’intensa evaporazione concentra maggiormente i sali disciolti.

Questa differenza può sembrare modesta, ma rappresenta un aumento della salinità di circa il 20%, sufficiente a influenzare profondamente la fisiologia di numerosi organismi marini. Per capire meglio i concetti di salinità con le varie unità di misura e con i vari strumenti vi lasciamo al nostro articolo sulla salinità, da non perdere assolutamente.

Perché il Mar Rosso è così salato?

Il Mar Rosso è uno dei mari tropicali più salati del pianeta. Le cause sono principalmente quattro:

  • evaporazione estremamente elevata durante tutto l’anno;
  • precipitazioni molto scarse;
  • assenza di grandi fiumi che apportino acqua dolce;
  • ricambio relativamente limitato con l’Oceano Indiano attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb.

Queste condizioni fanno sì che l’acqua del Mar Rosso raggiunga naturalmente valori di salinità ben superiori rispetto alla maggior parte delle altre barriere coralline tropicali.

Una ricerca che cambia prospettiva

Uno degli aspetti più interessanti di questo lavoro è che non smentisce completamente le teorie precedenti, ma le ridimensiona. L’elevata salinità può effettivamente offrire alcuni benefici fisiologici ai coralli naturalmente adattati a vivere nel Mar Rosso, ma questi vantaggi rappresentano solo una piccola parte di un quadro molto più complesso.

La vera forza dei coralli del Golfo di Aqaba sembra essere il risultato della loro evoluzione, della selezione naturale e dell’adattamento sviluppato nel corso di migliaia di anni. Una caratteristica che difficilmente può essere riprodotta semplicemente modificando i parametri chimici dell’acqua.

Per gli acquariofili questo studio rappresenta un’importante conferma: non esistono scorciatoie. La resistenza dei coralli non si ottiene modificando artificialmente un parametro dell’acqua, ma mantenendo un acquario stabile, maturo e il più possibile vicino alle condizioni naturali. Ancora una volta la ricerca scientifica ci ricorda che la natura è molto più complessa — e affascinante — di quanto possa sembrare.

Vuoi Approfondire?

Se questo studio ti ha incuriosito, ecco altri approfondimenti dedicati alla salinità, alla temperatura e alla biologia dei coralli pubblicati su DaniReef.


Fonte scientifica:
Wijgerde T. et al., Contrasting effects of elevated salinity on thermotolerance of Stylophora pistillata and Montipora digitata, Coral Reefs (luglio 2026).


La ricerca scientifica rappresenta oggi uno degli strumenti più preziosi per comprendere gli ecosistemi di barriera. Il nostro obiettivo su DaniReef è continuare a raccontarla in modo chiaro, trasformando studi spesso complessi in informazioni realmente utili per tutti gli appassionati di acquari marini.


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