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Duncanopsammia axifuga – si riproduce meglio da talee senza polipi


Duncanopsammia axifuga – foto proveniente da AquaNerd

Un recente studio pubblicato su ScienceDirect dimostra come nel caso di Duncanopsammia axifuga si abbia una maggior crescita in talee che non abbiano polipi.

Iquitos - mangimi tropicali - Colombo

La Duncanopsammia è un bellissimo corallo LPS con sviluppo a bracci indipendenti. Un po’ come avviene per le Caulastree, giusto per parlare di coralli più comuni in Italia.

In America infatti, la Duncanopsammia è uno dei coralli più venduti sul mercato per cui è di vitale importanza, per loro, capire come questo corallo si possa riprodurre al meglio. Per questo è stato organizzato uno studio da parte della Southern Cross University in Australia, dove questi coralli vengono raccolti e riprodotti. A gestirlo Alejandro Tagliafico, Salomé Rangel, Brendan Kelaher, Sander Scheffers e Leslie Christidis.

Gli obiettivi dello studio erano incentrati sul capire se la crescita della Duncanopsammia fosse più incentivata dall’alimentazione diretta, dall’alimentazione diretta arricchita, dalla angolazione della talea e dalla presenza o meno di polipi già formati sulla talea stessa.

Per raggiungere e misurare questi obiettivi sono stati taleati dei coralli, e sono stati incollati con varie angolazioni rispetto alla luce. Alcuni sono stati alimentati direttamente con artemia, altri sono stati alimentati con artemia arricchita di grassi. Le talee di partenza potevano avere un singolo polipo già formato, oppure solo dei pezzi di tessuto.

I risultati sono stati molto diversi da come si era ipotizzato.

I risultati dello studio sulla Duncanopsammia 

Infatti il risultato principale è stato che il tessuto senza polipi ha avuto una crescita esponenziale rispetto al singolo polipo già formato. Il primo polipo si formava già dopo 20 giorni. La riflessione è che probabilmente il corallo in questo caso abbia avuto fretta di costruirsi i polipi per cominciare finalmente a mangiare. Mentre nel caso del singolo polipo già attivo l’obiettivo del corallo era probabilmente quello di rinforzarsi e di crescere al meglio, ed infatti bisognava arrivare al sessantesimo giorno per vedere crescere un nuovo polipo in questo secondo caso.

La somministrazione di cibo non ha avuto effetti sulla riproduzione o meno dei polipi in caso di talee senza polipo fino allo sviluppo del primo polipo. Questo è ovvio visto che in questo caso non si sarebbero comunque potuti alimentare. Mentre nelle talee con polipo già formato la somministrazione di artemia, arricchita o meno, ha permesso uno sviluppo maggiore del polipo stesso, ed una maggiore produzione di polipi nelle zone limitrofe. Nel caso in cui la talea con polipo non venisse alimentata non c’è stato nessuno sviluppo di ulteriori polipi nei 100 giorni che è durato lo studio.

L’orientamento della talea non ha avuto influenza alcuna sullo sviluppo.

Come si dice in questi casi ben l’85% delle talee sono sopravvissute. Il che è un ottimo risultato visto che si partiva da singoli polipi o dal tessuto senza polipo. Non ci sono evidenze di una tipologia più sopravvissuta dell’altra.

Qualche altro pensiero

A latere di questo studio si può vedere come l’alimentazione sia centrale nello sviluppo dei polipi. Senza alimentazione il singolo polipo non è riuscito a riprodursi nei 100 giorni. Con l’alimentazione in 60 giorni si è riprodotto. Questo per chi ancora crede che i coralli si nutrano solo ed esclusivamente di luce.

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