
Tra i momenti più interessanti e più spettacolari di Acquari Naturali all’Orto Botanico di Roma, uno dei più riusciti è stato senza dubbio la sfida di aquascaping tra IAC e ITAU. Due squadre, due vasche identiche, due visioni differenti e un tempo limitato per trasformare materiali grezzi in un paesaggio acquatico credibile, leggibile e capace di emozionare.
Ma attenzione: ridurre tutto a una semplice gara sarebbe sbagliato. Quella andata in scena all’Orto Botanico non è stata soltanto una competizione. È stata una dimostrazione pratica di cosa significhi oggi costruire un acquario naturale, di come l’aquascaping possa dialogare con il biotopo e di quanto contino sensibilità, cultura visiva, tecnica e capacità di lettura del paesaggio.
IAC contro ITAU: due visioni dello stesso tema
La formula era semplice solo in apparenza: due vasche uguali, materiali da allestimento, strumenti, substrato, rocce, legni, piante e un tempo contenuto per arrivare a una composizione finita. Ma proprio dentro questa apparente semplicità si è vista la differenza tra chi si limita a “decorare” una vasca e chi invece prova a costruire un ambiente con una logica visiva e naturale.
Da una parte c’era IAC – Italian Aquascaping Crew, dall’altra ITAU – Italian Aquascapers Union. Due gruppi diversi, entrambi maturi, entrambi consapevoli, entrambi capaci di portare in fiera non soltanto tecnica, ma una vera e propria idea di acquario.
Ed è proprio questo il punto che più mi ha colpito: non c’era la sensazione di assistere a un esercizio estetico fine a se stesso, ma a un confronto vero tra due modi diversi di interpretare la natura.


Non solo gara, ma una lezione di aquascaping
La cosa più bella di questa sfida è che, per chi osservava con attenzione, ogni gesto aveva un senso. La disposizione delle rocce, l’inclinazione dei legni, la costruzione dei pieni e dei vuoti, il posizionamento del substrato e il modo in cui si cercava profondità in uno spazio relativamente limitato raccontavano molto più di una semplice corsa contro il tempo.
In pochi minuti emergevano concetti che spesso, in acquariofilia, restano solo teorici o vengono trattati come dettagli secondari: il punto focale, il peso visivo, la direzione dello sguardo, il ritmo della composizione, la gestione degli spazi negativi, l’illusione della profondità e, soprattutto, la capacità di evitare l’effetto artificiale.
È stato, in fondo, un piccolo laboratorio aperto di aquascaping. E il fatto che tutto questo avvenisse dal vivo, davanti a un pubblico misto composto da appassionati, curiosi e addetti ai lavori, ha reso il momento ancora più interessante.

Guardando lavorare i due team si percepiva chiaramente una cosa: in acquariofilia moderna non basta più saper mettere insieme materiali belli. Bisogna saperli leggere, combinare e soprattutto farli sembrare naturali.
Il valore della composizione: tra pieni, vuoti e prospettiva
Uno degli aspetti più interessanti di questa sfida è stato vedere come, a partire da condizioni molto simili, i due gruppi siano arrivati a risultati visivamente diversi. È qui che si capisce davvero cosa significhi avere uno stile. Non tanto perché uno sia “giusto” e l’altro “sbagliato”, ma perché cambiano la sensibilità, la lettura del paesaggio e il modo di portare l’osservatore dentro la scena.
In un allestimento ben pensato nulla è neutro: una roccia può dare stabilità o chiudere troppo, un legno può guidare lo sguardo o spezzarlo, una salita di substrato può creare profondità oppure sembrare costruita male. Durante la sfida questo è emerso con chiarezza, perché i due gruppi lavoravano sugli stessi principi ma con accenti differenti.

Ed è stato bello vedere anche la cura nei dettagli. La sistemazione del fondo, la precisione nella rifinitura, il tempo dedicato a correggere piccoli allineamenti o a ruotare un elemento fino a trovare il lato giusto: tutte cose che il pubblico meno esperto magari nota poco, ma che fanno la differenza tra una vasca semplicemente ordinata e una vasca che comincia davvero a “parlare”.
Due risultati diversi, una stessa maturità
La parte più interessante, alla fine, non stava tanto nello stabilire chi avesse “vinto”, ma nel constatare che entrambi i lavori mostravano una maturità progettuale evidente. Questo, secondo me, è uno dei segnali migliori emersi da Acquari Naturali: il livello medio si sta alzando, e anche i momenti apparentemente più spettacolari non sono più solo show, ma diventano occasioni vere di confronto tecnico e culturale.
Da questo punto di vista, la sfida IAC vs ITAU è stata uno dei momenti più riusciti dell’intera manifestazione. Perché ha fatto vedere in modo pratico ciò che spesso si racconta a parole: l’acquariofilia migliore nasce quando il rigore incontra la visione.


Entrambe le squadre hanno mostrato consapevolezza, ordine, velocità e capacità di lettura dei materiali. Ma soprattutto hanno dimostrato che oggi, nel migliore aquascaping italiano, non si cerca più soltanto la bellezza fine a se stessa. Si cerca una bellezza credibile, che abbia dentro una logica naturale.
Biotopo e aquascaping: non più mondi opposti
Se c’è una cosa che questa sfida ha reso molto evidente è che la vecchia contrapposizione tra biotopo e aquascaping oggi ha sempre meno senso. O meglio: continua ad avere senso come distinzione teorica, ma non come muro invalicabile. I due mondi possono dialogare, contaminarsi e rafforzarsi a vicenda.
Il biotopo porta con sé studio, coerenza, attenzione all’habitat e rispetto delle dinamiche naturali. L’aquascaping aggiunge leggibilità, composizione, equilibrio visivo e capacità narrativa. Quando queste due dimensioni si incontrano nel modo giusto, nasce un acquario più completo, più moderno e, in molti casi, più convincente.
La sfida tra IAC e ITAU ha mostrato esattamente questo. Non un duello sterile tra due scuole chiuse, ma un confronto vivo tra sensibilità differenti dentro una stessa idea alta di acquariofilia.
Perché questa sfida conta davvero
In un evento come Acquari Naturali, che ha cercato di rimettere al centro il rapporto tra acquariofilia, divulgazione e natura, una sfida del genere non era un semplice intermezzo spettacolare. Era, al contrario, un tassello perfettamente coerente con il messaggio generale della manifestazione.
Perché vedere due gruppi lavorare dal vivo, spiegare implicitamente le proprie scelte e costruire due paesaggi diversi partendo dallo stesso punto di partenza aiuta a capire una cosa fondamentale: l’acquario non è solo tecnica, non è solo estetica, non è solo biologia. È il punto in cui tutte queste cose si incontrano.

E quando questo incontro avviene bene, il risultato non è soltanto una vasca più bella. È una vasca che dice qualcosa. È una vasca che sa raccontare il paesaggio, che sa guidare lo sguardo e che, almeno per un momento, riesce a farci dimenticare di stare guardando un acquario costruito dall’uomo.
La cosa ancora più interessante, per chi segue da vicino il mondo dell’aquascaping e dell’acquariofilia naturale, è che ritroveremo sia IAC che ITAU anche ad AcquariaItalia, in programma il 19 e 20 settembre 2026 a MalpensaFiere. Sarà quindi un’altra occasione importante per vedere da vicino il loro approccio, il loro stile e il modo in cui interpretano l’acquario moderno. Dopo quanto visto all’Orto Botanico di Roma, è lecito aspettarsi anche ad AcquariaItalia contenuti di altissimo livello, allestimenti curati e momenti di confronto capaci di arricchire davvero la manifestazione.
Conclusioni
La sfida IAC vs ITAU è stata uno dei momenti più riusciti di Acquari Naturali all’Orto Botanico di Roma. Non solo perché visivamente coinvolgente, ma perché ha mostrato con grande chiarezza quanto il livello dell’acquariofilia naturale e dell’aquascaping italiano possa oggi essere alto quando si lavora con idee, competenze e sensibilità reali.
Più che una gara, è stata una lezione pubblica di composizione, lettura del paesaggio e cultura acquariofila. E se Acquari Naturali voleva dimostrare che l’acquariofilia può tornare a essere anche formazione, confronto e racconto del mondo naturale, allora questo momento ha centrato perfettamente il bersaglio.
Speciale DaniReef: Acquari Naturali all’Orto Botanico di Roma
Stiamo raccogliendo in questo speciale tutti gli articoli dedicati ad Acquari Naturali all’Orto Botanico di Roma: reportage, editoriali e approfondimenti sui protagonisti, le conferenze e gli allestimenti più interessanti.
- Acquari Naturali all’Orto Botanico di Roma: il cambio di passo
- Andrea Vannini a Acquari Naturali: il ruolo delle piante
- CIR: la vasca fluviale ad Acquari Naturali: corrente e habitat reale
- L’aquascaping shallow di IAC ispirato alla Silent Valley
Box in aggiornamento: altri contributi dedicati all’evento potranno essere aggiunti nei prossimi giorni.
E voi da che parte stavate? Più vicini alla sensibilità di IAC o a quella di ITAU? Raccontatecelo nei commenti.
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