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Inventati dei cerotti “smart” per curare i coralli malati, specialmente acropore


Oggi vi presentiamo un’innovazione realizzata dall’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) in collaborazione con il MaRHE Center e l’Università di MilanoBicocca, si tratta di cerotti smart da applicare sulle ferite dei coralli.

Iquitos - mangimi tropicali - Colombo

Nella nostra campagna di sensibilizzazione sui cambiamenti climatici e i loro effetti verso i coralli, noi di DaniReef non ci siamo mai trovati a presentarvi un’innovazione che nasce nella nostra nazione atta a mitigare i danni causati verso i coralli sia direttamente che indirettamente dall’attività antropica. Oggi però con orgoglio è proprio quello che faremo. Vi parleremo dei Cerotti “smart” realizzati dall’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) in collaborazione con il MaRHE Center e l’Università di Milano-Bicocca, cerotti realizzati per essere applicati sulle parti dei coralli che presentano delle “ferite”.

Le malattie svolgono un ruolo importante nel declino delle barriere coralline

Come tutti ormai sappiamo (almeno speriamo che lo sappiate) le barriere coralline sono fondamentali per l’ecosistema marino e la loro potenziale scomparsa può avere conseguenze drammatiche per tutta la Terra. I coralli, a parte le minacce legate alle variazioni della temperatura dell’acqua, alla plastica e all’aumento dell’acidità degli oceani, possono essere colpiti da malattie, danneggiati dai predatori, danneggiati da noi umani e da altre specie.

Anche se le malattie svolgono un ruolo importante nel declino delle barriere coralline, sono state proposte e sviluppate pochissime strategie per fronteggiarle.

Nella ricerca “Treatment of Coral Wounds by Combining an Antiseptic Bilayer Film and an Injectable Antioxidant Biopolymer” un team di ricercatori, coordinati da Marco Contardi e Simone Montano, dimostrano che alcuni cerotti recentemente sviluppati per il trattamento delle ferite della pelle umana possono essere adattati per trattare efficacemente le ferite dei coralli SPS.

Stony Coral Tissue Loss Disease

Attualmente, il numero di malattie coralline conosciute e identificate varia da 24 a 40.

Purtroppo non si hanno conoscenze ben definite riguardo queste malattie e ciò rende il loro controllo una vera sfida. Uno degli esempi più drammatici e recenti di tali malattie è la Stony Coral Tissue Loss Disease (SCTLD), che dal 2014 ha distrutto un intero ecosistema sul tratto di barriera corallina della Florida.

Finora, il suo effetto è senza precedenti e tutti gli sforzi compiuti e le ricerche non sono riuscite a scoprire le contromisure appropriate da adottare.

Le ferite sul corallo sono il punto di partenza di alcune malattie

Le ferite sul corallo possono essere considerate il punto di partenza di alcune malattie. Poiché la ferita espone praticamente lo scheletro del corallo, i patogeni si depositano sullo scheletro e lo trasformano in un substrato di proliferazione, aumentando la probabilità di infezioni.

A molti di noi acquariofili spesso sarà toccato di avere a che fare con la “Acropora white syndrome” (la sindrome bianca delle acropore), per chi fortunatamente non conosce il suo effetto si tratta di una malattia che porta allo sbiancamento di alcune porzioni centrali della colonia, principalmente alla base dei rami.

Un recente studio ha dimostrato che alcuni antibiotici possono essere impiegati per il trattamento della malattia della banda bianca (WBD). Sebbene i risultati siano stati positivi nel mitigare la diffusione della WBD, gli stessi autori hanno messo in evidenza come questo tipo di trattamento non possa essere applicato su larga scala. In effetti, per raggiungere un’efficace concentrazione di antibiotici nel mare, rischieremmo di compromettere l’ecosistema marino, limitando questo approccio ai casi di emergenza nell’ambiente dell’acquario.

Cerotti

Ed è proprio da questa problematica che i ricercatori hanno iniziato a pensare ad una soluzione per far si che l’antibiotico fosse dato solo nella zona affetta dalla malattia.

La soluzione apparentemente semplice che hanno trovato è stata quella di creare dei cerotti, biocompatibili e biodegradabili, che rilascino in modo controllato farmaci come antibiotici o antiossidanti da applicare sulle parti malate del corallo.

Il cerotto a seconda del tipo d’infezione presente sul corallo potrà rilasciare anti-batterici, anti-protozoi o anti-fungini. Si potrà con questa soluzione creare un trattamento ad hoc per le specifiche infezioni dei coralli.

I ricercatori hanno affermato che è necessario un secondo cerotto per sigillare la parte danneggiata cosi da impedire ulteriori infezioni.

Conclusioni

Ve ne abbiamo ampiamente parlato di come le barriere coralline sono in forte calo e come le strategie per la loro conservazione sono ora una componente indispensabile per il recupero di questo ecosistema.

Leggi qui gli articoli inerenti alle condizioni delle barriere coralline.

Data l’incapacità dei coralli di adattarsi ai rapidi cambiamenti ambientali, sono stati avviati progetti in varie aree del mondo per migliorare il recupero delle scogliere o aumentarne la resistenza. L’uso di nuovi strumenti di mitigazione volti a curare ferite aperte sui coralli avrà un ruolo fondamentale per la conservazione delle barriere coralline.

Ma….

Tolto ovviamente l’obiettivo fondamentale di questa ricerca, che è appunto la conservazione delle barriere coralline, nulla toglie che tali cerotti non possano essere utilizzati anche da noi per curare i nostri coralli. Quindi chi sa se prima o poi avremo una specie di colla epossidica, dà applicare sulle parti danneggiate dei nostri coralli, che rilasci un “medicinale” atto a contrastare una qualche malattia?

Fonte: Treatment of Coral Wounds by Combining an Antiseptic Bilayer Film and an Injectable Antioxidant Biopolymer