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Organico e inorganico in acquario marino: guida alla gestione

Tanti pesci in un acquario da 5000 litri

In acquario marino parliamo ogni giorno di nitrati, fosfati, calcio, KH e schiumatoio. Ma spesso mettiamo tutto nello stesso calderone, senza distinguere tra organico e inorganico. È un errore comune, perché sono due comparti diversi: si misurano in modo diverso, si accumulano in modo diverso e soprattutto si gestiscono con strumenti diversi.

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In questa guida cerchiamo di mettere ordine: cosa rientri nell’organico (POM/DOM/DOC), cosa sia davvero inorganico (ioni e sali come NO₃, PO₄, KH, Ca, microelementi), quali segnali osservare in vasca e perché la luce LED può spostare gli equilibri. L’obiettivo è pratico: capire cosa stai misurando e cosa devi correggere quando qualcosa non torna.

Che cosa significa “organico” in acquario marino?

Il termine organico descrive composti che contengono carbonio, derivanti dal metabolismo degli esseri viventi. In vasca lo troviamo principalmente in tre forme:

  • Particelle organiche sospese (POM) → frammenti di cibo non consumato, feci, muco dei coralli. È lo “sporco” visibile;
  • Materia organica disciolta (DOM/DOC) → Zuccheri, aminoacidi e proteine rilasciati da coralli e alghe. È invisibile, ma rende l’acqua gialla e nutre i batteri;
  • Biomassa viva → fitoplancton, microalghe e batteri, che pur essendo utili rientrano nella frazione organica.

Il rischio? Troppo organico può portare ad acqua torbida, aumento della pressione batterica, bloom algali e calo di ossigeno, soprattutto di notte.


Che cosa significa “inorganico”?

Con inorganico ci riferiamo a ioni e sali minerali privi di legami carbonio-idrogeno. Sono gli elementi che misuriamo con i classici test a reagente:

  • Nitrati (NO₃⁻) e Fosfati (PO₄³⁻): nutrienti per alghe e coralli, ma dannosi se sbilanciati;
  • Calcio, Magnesio e Carbonati (KH): fondamentali per crescita scheletrica dei coralli duri;
  • Microelementi (Iodio, Ferro, Manganese, Zinco, Molibdeno, Boro…): richiesti in tracce, ma critici per enzimi e pigmenti.

Attenzione: quando parliamo di “inorganico” in relazione ad alghe e cianobatteri ci riferiamo soprattutto ai nutrienti (azoto e fosforo: NO₃/PO₄ e forme correlate), non a calcio o KH. NO₃ e PO₄ possono alimentare alghe e ciano se sbilanciati, ma anche valori “bassi” non garantiscono automaticamente stabilità: spesso il sistema è limitato da un fattore (N, P, ferro, carbonio disponibile, luce, flusso) e la biologia reagisce di conseguenza.


Studi come Haas et al., hanno dimostrato che le alghe rilascino fino al 40% del carbonio fissato sotto forma di DOM. Falkowski e colleghi hanno chiarito come le zooxantelle consumino nitrati e fosfati modulati dalla luce. In sintesi possiamo dire che maggiore è la fotosintesi, maggiore il consumo di inorganico ma con un elevato rilascio di DOM.

Gli equilibri dei nutrienti sono determinati dal ciclo carbonio-azoto-fosforo e dal principio del fattore limitante di Liebig. In sintesi se in una catena di montaggio manca un solo passaggio la catena si blocca.

Il ruolo della luce LED

Qui entriamo nel cuore della gestione moderna. La luce non serve solo a “far vedere” i pesci od i coralli, ma può assumere il compito di un telecomando che decide quanto inorganico venga consumato e quanto organico venga prodotto.


Luce bianca e rossa

I canali rosso e bianco spingono la fotosintesi clorofilliana → i nitrati ed i fosfati scendono perché vengono consumati, ma aumentano gli esudati organici (DOM). Questo perché le cellule algali e le zooxantelle, lavorando ad alta velocità, rilasciano zuccheri e metaboliti nell’acqua. Quando aumenti canali bianchi e una componente rossa, in molte vasche cresce l’attività fotosintetica complessiva (zooxantelle e soprattutto alghe/microalghe opportuniste). Spesso vedi un effetto apparente: NO₃ e PO₄ scendono perché vengono consumati più rapidamente. Ma questo non significa automaticamente “vasca più pulita”.

La fotosintesi intensa può infatti aumentare il rilascio di composti organici disciolti (DOM/DOC) sotto forma di esudati (zuccheri, amminoacidi, mucopolisaccaridi). È un meccanismo noto anche nei reef naturali: parte del carbonio fissato viene rilasciato nell’acqua e diventa substrato per batteri eterotrofi. Il risultato tipico è: inorganico misurato che cala, ma organico disciolto che cresce (acqua più gialla, patine, bloom batterico in certe condizioni).

In letteratura questo meccanismo è ben documentato: viene chiamato exudation algale ed è studiato anche nei reef naturali (es. studi di Haas et al. 2010, che mostrano come le alghe rilascino fino al 40% del carbonio fissato sotto forma di DOM).

Luce blu

Uno spettro più blu può ridurre la spinta su alcune alghe e rendere la vasca più “reef-like”, enfatizzando pigmenti e fluorescenze. Ma la risposta reale dipende soprattutto da PAR totale, fotoperiodo e biomassa fotosintetica presente: non è il blu in sé a “consumare meno”, è l’insieme luce + biologia + fattori limitanti (N, P, Fe, carbonio disponibile) a determinare quanto NO₃/PO₄ vengono assorbiti e quanta DOM viene prodotta.

Morale: non esiste un LED che “toglie nutrienti”. Lo spettro influenza chi consuma e cosa viene rilasciato in vasca.

💡 Lo sapevi che?

– Uno spettro più “spinto” (più PAR e spesso più bianco/rosso) può accelerare il consumo di NO₃/PO₄ aumentando l’attività fotosintetica, ma può anche aumentare la produzione di DOM/DOC (esudati) e quindi la pressione batterica.
– La luce blu riduce il rilascio di DOM, ma non consuma nutrienti allo stesso ritmo.
– Uno skimmer non toglie fosfati e nitrati: rimuove solo alcuni composti organici.

Come gestire l’organico in acquario marino

Per gestire l’organico in acquario si può utilizzare lo Schiumatoio, il principale alleato per rimuovere organico sospeso e disciolto, ed il carbone attivo, che è estremamente utile per ridurre DOM colorati e composti che danno odori. Ma non dobbiamo dimenticare neanche il refugium e macroalghe perché consuma nutrienti e riduce la pressione organica.

Infine il tocco di classe è l’alimentazione controllata: poco e spesso, evitando avanzi. Uno dei modi migliori ed a costo zero per gestire l’organico. E ricordatevi di usare l’anellino posizionacibo.


Come gestire l’inorganico

La gestione dei nutrienti e dei parametri chimici in acquario richiede un approccio integrato e preciso: se per il controllo dei nitrati ci si affida solitamente a regolari cambi d’acqua, all’efficacia del refugium o al dosaggio mirato di carbonio organico (attraverso il metodo vodka, uso di biopellet o alimentazione per batteri), i fosfati vengono gestiti con successo mediante l’impiego di resine specifiche a base di ferro e alluminio, oppure tramite cloruro di lantanio.

Per quanto riguarda la stabilità della triade fondamentale — calcio, magnesio e KH — il mantenimento è garantito dall’adozione di sistemi come il Balling, la Kalkwasser o l’installazione di un reattore di calcio, mentre la rifinitura dei microelementi viene oggi ottimizzata basandosi sull’accuratezza dei test ICP offerti da laboratori leader come ATI, Triton, Fauna Marin oppure OceanLife.

Diagramma riassuntivo: organico ↔ inorganico ↔ luce LED ↔ gestione

Schema semplificato che mostra come la luce e le pratiche di gestione influenzano produzione e rimozione di DOM (organico) e di nutrienti inorganici.

Breve guida all’uso: il diagramma mostra cause (Luce) → effetti (DOM / Inorganico) → strumenti di gestione (Skimmer, GFO, Refugium, Carbone, Cambi, Dosing). Usa la strategia combinata: ridurre sorgenti organiche, ottimizzare luce, rimuovere DOM e regolare gli elementi inorganici.

Lo sbicchieramento dello schiumatoio


In vasche che ossidano molto, lo schiumatoio può raccogliere pochissimo. In questi casi alcuni acquariofili praticano lo sbicchieramento notturno (rimuovere temporaneamente il bicchiere di raccolta) per lasciare più DOM in vasca. È una strategia estrema, utile solo se monitorata attentamente e se supportata da ICP o test per capire se vi siano reali carenze.

Capire la differenza tra organico e inorganico non è un esercizio da chimici: è il modo più veloce per interpretare quello che succede in vasca. NO₃ e PO₄ possono essere bassi eppure il sistema avere molta DOM; allo stesso modo coralli spenti non significano sempre “nutrienti alti”, a volte è l’opposto o c’è un fattore limitante (anche tra i microelementi).

Luce, alimentazione, skimmer, carbone, resine e ICP non sono alternative: funzionano davvero quando li usi come strumenti coordinati, con misurazioni e osservazione costante.

Riferimenti

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