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Riappare il corallo rosso nella secca di Amendolara in Calabria


Foto secca Amendolara

La Secca di Amendolara Marina è un’oasi naturale che si trova ad una quindicina di chilometri dalla costa dell’omonimo comune cosentino, ha una forma circolare ed una superficie di 31 km quadrati e si innalza da 200 metri di profondità, sino a circa 20 metri dalla superficie del mare, nel Golfo di Corigliano.

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Era probabilmente un’antica isola inabissatasi per erosione. Nel 1936, venne individuata da una nave della marina militare durante alcune ricerche scientifiche. Una leggenda narra che il Monte Sardo, com’era chiamata l’isola, sprofondato da alcuni secoli, fosse in realtà l’isola di Ogigia, dove la ninfa Calipso tenne Ulisse prigioniero, nell’Odissea di Omero. In realtà, abbiamo anche dei fondamenti storici che narrano dell’affondamento della flotta di 300 navi di Dionisio il Vecchio, nel 377 a.C., che verosimilmente si trovarono devastate dai terribili “Vortici di Albidona“, creati dalle correnti del banco.

Una ricca biocenosi coralligena fu scoperta negli anni ’80 dai ricercatori del dipartimento di Biologia dell’Università di Bari Aldo Moro, proprio nella secca di Amendolara, ove sono state rinvenute alghe calcaree, spugne, briozoi, anellidi, echinodermi, ascidie, crostacei e pesci. Sia le specie bentoniche sia le specie demersali (risorse alieutiche), nonché quelle pelagiche (stenelle e tursiopi in particolare), sono da anni oggetto di studi e indagini da parte dei ricercatori di ecologia e zoologia del Dipartimento di Biologia dell’Università di Bari. Già nel 2018 si perlustrava il fondale mediante l’impiego di un sottomarino (ROV – Remotely Operated Vehicle) dotato di telecamere ad alta definizione. Altri interventi sono poi stati effettuati nel corso degli anni.

Ebbene, il 19 marzo scorso, il ROV scopre una nuova colonia unica di corallo rosso, a circa 110 metri di profondità. Grazie al lavoro di monitoraggio e di mappatura operato dalla stazione zoologica “Anton Dohrn”, con sede nell’alto Jonio cosentino, operativa da circa 5 mesi, diretta da Silvestro Greco – biologo marino, direttore dell’Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie marine – un nuovo banco di corallo rosso, esteso per circa 100 metri si è presentato, tramite gli occhi del ROV, al genere umano, dopo ben 300 ore di registrazioni subacquee.

Il video di Amendolara

Quello che sorprende, tra l’altro, è che in realtà sembrerebbe che la secca risultasse in una posizione diversa da quella indicata dalla mappatura dei siti di importanza comunitaria. «Molto probabilmente – afferma Greco – i rilevamenti effettuati al tempo furono effettuati con strumentazioni obsolete e non innovative». Tutti i dati e i rilievi verranno trasmessi nei prossimi giorni al Ministero dell’Ambiente.

L’obiettivo della stazione jonica è quello di valorizzare il patrimonio custodito in mare e di preservarne l’ambiente da ogni forma di inquinamento. Infatti, dal robot sottomarino, è arrivato un segnale di speranza forte e chiaro di resilienza del nostro mare, che ci riconsegna uno stupendo banco di corallo rosso, la cui presenza non era mai più stata segnalata nell’alto Ionio calabrese, dopo la grande razzia che circa un secolo fa lo fece scomparire da buona parte dei nostri mari, nonostante proprio il corallo rosso abbia fatto la storia, fin dai tempi di sumeri e fenici.

Foto Corallo Rosso Amendolara

Il corallo rosso – corallium rubrum

Utilizzato già forse nella preistoria, le prime testimonianze storiche risalgono agli ornamenti nella tomba di una dea sumerica, ai reperti archeologici trovati in Sicilia, Sardegna, Siria. Si sa inoltre che i Romani usavano il corallo come sostanza medicinale lenitiva contro dolori di vario genere, mentre veniva utilizzato dai Celti ad ornamento delle briglie dei loro cavalli. Dalla seconda metà del Settecento all’Ottocento la pesca del corallo ha visto il suo più roseo periodo, quando i pescatori siciliani e calabresi, ma anche algerini e tunisini, potevano immergersi a solo una ventina di metri e reperire rami di corallo rosso lunghi fino a mezzo metro. Nel golfo di Napoli, a Torre del Greco, vi era poi il centro più importante per tutta la lavorazione mondiale. In seguito, il XX secolo ha portato la penuria attuale; non ci siamo ricordati che i coralli hanno un punto debole: la loro crescita lenta.

Un elemento incompatibile con oltre un secolo di saccheggio sfrenato dei banchi. Così la specie Corallium rubrum è diventata prima rara e poi inserita nell’allegato V della Direttiva Habitat, nell’allegato III della Convenzione di Berna, nell’allegato III del Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona. L’estinzione è dietro l’angolo.

Al solito, siamo sempre noi uomini che non rispettiamo le regole della natura. Ed oggi è la natura stessa che ci offre un’altra possibilità, quasi una sorta di redenzione.

“E’ stata una scoperta emozionante”, racconta Silvestro Greco, conscio del meraviglioso inaspettato ritrovamento. “Avevamo organizzato una campagna oceanografica mirata alla mappatura dei fondali, tramite l’uso di un sofisticato ecoscandaglio, che permette una valutazione visiva mediante immagini, raccolte con il Rov. All’improvviso, a un centinaio di metri di profondità, è apparso questo banco di corallo rosso. Un fatto di rilevante importanza scientifica”.
Per questo mare, una novità assoluta, probabilmente dovuta ai mutamenti climatici. Il corallo rosso si può infatti osservare ancora, in Italia, solo in zone limitate, tra cui la Sardegna e, in misura minore, in alcuni tratti di costa ligure e siciliana.

Lo ripetiamo anche noi, perchè ci sembra un messaggio notevole: “La nostra scoperta è un segnale di speranza di resilienza del sistema marino”, ha detto Greco. “Ma ora si tratta di difendere il corallo rosso dall’inquinamento che lo minaccia. Ad esempio, in Calabria, il sistema fluviale ha un andamento fortemente torrentizio: le fiumare vanno tenute pulite dalla plastica che le invade. Così come, a livello nazionale ed europeo, bisogna frenare le microplastiche. Il fatto che il mare abbia ancora capacità di conservare i suoi tesori è un buon incoraggiamento”.

Non possiamo che unirci al suo commento e sperare in altri ritrovamenti importanti e decisivi, a sottolineare che il nostro mare VUOLE rinascere, ancora e sempre, nonostante tutto, nonostante noi….

Riferimenti

Stazione Zoologica Anton Dohrn