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Pesci e gamberetti pulitori. Una complicità fatta di segnali e codici


I risultati degli studi

Una delle prove fatte con il gambero “Pederson” in laboratorio è stata quella di mettere un ipad con delle forme attaccato al vetro della vasca.

Iquitos - mangimi tropicali - Colombo

Si è scoperto che nella stragrande maggioranza dei casi i gamberetti studiati hanno cercato di pulire quelle che hanno percepito come le forme più scure, tralasciando quelle più chiare.

Tornando all’analisi sul campo, ovvero all’ambiente oceanico, lo studio ha riscontrato che nell’80% dei casi una comunicazione di questo tipo ha portato i due animali alla collaborazione. Il pesce ha avuto la sua spazzolata ed il gamberetto si è procurato il suo lauto pasto.

L’utilizzo delle antenne da parte del gambero non è tuttavia finalizzato unicamente alla fase di “contrattazione“. Anche durante la fase di pulizia vera e propria il gamberetto utilizza queste appendici tattili per toccare continuamente il pesce, rassicurandolo sulle proprie intenzioni con movimenti lievi ed ondeggianti, per evitare che questi si innervosisca durante l’operazione interrompendo bruscamente la seduta.

il gamberetto di Pederson passa la propria esistenza al servizio dei pesci che pulisce. Ne ha in cambio cibo in abbondanza. Image credits: Santiago Zurbia

il gamberetto di Pederson passa la propria esistenza al servizio dei pesci che pulisce. Ne ha in cambio cibo in abbondanza. Image credits: Santiago Zurbia

Si è scoperto inoltre che il gamberetto “Pederson” è un animale che dedica la propria esistenza alla pulizia dei pesci, si ciba quasi esclusivamente di parassiti, ma in alcuni casi può rimuovere anche tessuti morti o danneggiati dal pesce, promovendo in questo caso la guarigione da eventuali ferite di quest’ultimo.

Per quanto i pesci siano dediti alla pulizia in più frangenti durante il giorno, si presentano spesso e volentieri quando sono ancora a digiuno, reprimendo quindi i propri istinti di caccia in favore di un’assistenza a loro utilissima. In grado di mantenerli in perfetta salute con la rimozione di un numero ingente di parassiti che altrimenti si accumulerebbero ingenerando malattie ed infezioni.

Le “Cleaning Stations”

Interessante infine notare come nell’ambiente marino si siano formate delle vere e proprie colonie di pulizia.

Centri di aggregazione dove svariate specie di crostacei e di piccoli pesci pulitori sono riuniti in una vera “cooperativa del pulito“, con decine di clienti che aspettano il loro turno per essere soddisfatti. I pesci hanno l’abitudine di migrare in questi posti aumentando così la vita e l’attività di queste aree.

Si stima che un gamberetto che vive in queste zone possa effettuare circa 300 operazioni di pulizia al giorno, e gli stessi pesci sono capaci di tornare più e più volte in una giornata per farsi ripulire (soprattutto se feriti), dimostrando di possedere una ottima memoria ed una capacità di ritrovare facilmente la posizione di queste stazioni.

Una “Cleaning Station” in un reef nei pressi di Bali. Non è raro vedere i pesci aspettare in coda il loro turno. Image credits: Caters News Agency

Per capire la grande importanza che queste forme di aggregazione hanno nell’ecosistema marino basti pensare al fatto che nelle zone in cui, per svariati motivi, questi animali pulitori siano stati eliminati o rimossi, i pesci più grandi si siano allontanati cercando altre zone in cui vivere, mentre la mortalità nei pesci più piccoli sia salita in maniera vertiginosa.

E siccome i gamberetti “Pederson” hanno l’abitudine di entrare in simbiosi con alcune tipologie di anemoni, sfruttando la sicurezza dei loro tentacoli urticanti e fornendo in cambio gli escrementi dei pesci che puliscono come cibo, gli stessi anemoni sono utilizzati dai pesci come punto di riferimento per trovare queste stazioni di pulizia.

Un modo per individuarle da grandi distanza, in quanto dove c’è uno o più anemoni, con ogni probabilità sarà possibile trovare anche una o più colonie di gamberetti pulitori.

Se non è complicità questa…