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Pesci e cianuro, confutato il metodo di analisi HPLC. Cosa c’è all’orizzonte?


Gli studi ancora in atto

Lo studio assai recente, condotto dallo scienziato Andrew Rhyne in collaborazione con il chimico Nancy Breen dell’Università Roger William di Bristol, è stato concluso e divulgato alla comunità scientifica in un documento del 30 maggio 2018.

Sebbene a questi ricercatori sia stato contestato il fatto di non aver seguito la procedura originale di Calado, e di non aver utilizzato le stesse specie di pesci per i loro esperimenti, questo documento ha di fatto chiuso le porte ad un utilizzo di questo metodo di prova da parte degli enti interessati, non essendo stato possibile dare una valenza legale ad un trattato non scientificamente confermato con prove analitiche riproducibili con continuità.

Gli stessi ricercatori hanno provato ad effettuare delle ulteriori valutazioni usando il metodo LC-MS (Liquid Chromatography – Mass Spectometry), confidando che uno strumento con precisione e sensibilità maggiore come uno spettrometro di massa, avrebbe fatto rilevare delle quantità ben inferiori di cianuro nell’acqua prelevata dagli animali contaminati. Purtroppo anche queste misurazioni, effettuate a mezzo di un laboratorio indipendente, hanno avuto esito negativo e nessuna traccia di composti chimici è stata riscontrata sebbene presente, rendendo in conclusione inutile la procedura.

Dando credito a quanto riportato da “The Center for Biological Diversity” (CBD) e da “For the Fishes”, due organizzazioni no-profit operanti per la salvaguardia dell’ambiente marino, sembrerebbe che oltre 6 milioni di pesci ogni anno venga pescato con il metodo del cianuro.

I dati sopra riportati si basano tuttavia sul metodo di analisi HPLC.

E’ quindi facile capire come la rimessa in discussione di questo metodo da parte della comunità scientifica, abbia minato anche la validità e l’attendibilità di questi dati.

Un altra scena di pesca illegale. Cianuro spruzzato per paralizzare i pesci e catturarli senza sforzo. I danni al reef sono irreparabili. Image Credit: James Cervino / NOAA

Un altra scena di pesca illegale. Cianuro spruzzato per paralizzare i pesci e catturarli senza sforzo. I danni al reef sono irreparabili. Image Credit: James Cervino / NOAA

…e per il futuro?

Quello che è certo è che, a prescindere dai numeri in gioco, i reef di tutto il mondo stanno pian piano scomparendo, e ogni azione che ne possa compromettere la salute e la stessa sopravvivenza dovrebbe essere vietata perseguendo a norma di legge i trasgressori con azioni concrete e non soltanto sulla carta.

Ricardo Calado e il suo team, comunque, hanno continuato a difendere la validità del loro lavoro e si sono detti pronti a ripartire dal punto già raggiunto, per dare una valenza ancora maggiore al proprio sforzo scientifico da qui in avanti.

Dovremo quindi aspettare ancora prima di vedere dei risultati concreti.

Quello che tutti ci auguriamo è che, a prescindere dal metodo utilizzato, anche altri paesi prendano spunto dalle Filippine nella attenzione che hanno dimostrato nei confronti della problematica e riescano a stanziare maggiori risorse in quegli strumenti che permettano di contrastare questa pratica tanto vile quanto dannosa ad un ecosistema già in profondissima crisi.


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