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I pesci stanno stretti in un minireef? La nostra storia


L’osservazione

L’articolo è scritto però per un altro motivo. La verità è che in quella settimana, dopo aver tolto dal mio 96 litri lordi i due ocellaris e un anemone su due ho notato una differenza di comportamento soprattutto del mio Ecsenius bicolor, ma anche dell’altro anemone. Quest’ultimo infatti si è allargato come non mai centrandosi nell’acquario, ed andando a cercare la luce quasi al pelo dell’acqua: Così grande lo era stato solo prima di sdoppiarsi, forse i due si davano fastidio a vicenda? Non posso saperlo anche se restavano comunque entrambi dalla stessa parte dell’acquario, quindi la presenza dell’altro la sopportavano.

La differenza più grande la ho notata però nel comportamento del pesce. Se prima era stazionario, e sempre appoggiato alle rocce, in questi ultimi giorni l’ho visto molto più attivo: nuotava con quel suo fare sinuoso e piluccava dalle rocce, dava spettacolo nell’acquario e riempiva la vasca come non aveva mai fatto. Descriverei il suo comportamento quasi esuberante. È bastato solo qualche giorno per farmi capire che quella che è sempre stata una convivenza pacifica di animali in salute forse non era percepita da questi come del tutto positiva. In effetti probabilmente il bicolor si sentiva un po’ stretto dagli altri due e stava più in disparte di come avrebbe voluto. Sono quindi contento che questi animali siano ora in un acquario del 20% più grande.

Il mio Ecsenius bicolor dopo qualche mese in acquario.

Il mio Ecsenius bicolor dopo qualche mese in acquario

Tutto ciò però dovrebbe farci riflettere su quanto sia difficile capire se i nostri pesci in effetti abbiano abbastanza spazio. La salute non è tutto, ci sono altre domande che dobbiamo porci, a cui è difficile rispondere. Possono esprimere i loro comportamenti al meglio? Sono pigri o stanno stretti? Per l’acquario marino il litraggio richiesto dai pesci è da sempre un punto critico e lo spazio richiesto spesso è enorme. Torno quindi a confermare quello che noi di DaniReef.com diciamo da tempo, ossia che, soprattutto nei nanoreef, bisogna davvero stare attenti alla quantità di pesci ed a prendere specie adatte.

Ecsenius Bicolor Nuoto

Da questa foto si può notare come questo pesce per nuotare muova elegantemente tutto il corpo in modo ondulatorio e non solo la coda

Avete storie curiose da raccontarci? Fateci sapere… 


3 commenti on I pesci stanno stretti in un minireef? La nostra storia

  1. Piero

    Certo, adesso quei due pesci in un volume del 20% staranno meglio, e in che percentuale ? staranno meglio del 20%?
    Inoltre non mi è mai chiaro perché le critiche vengano sempre indirizzate a vasche da 100 litri e non 400-500 o anche 600 litri.
    Il problema sono sempre i poveri ocellaris in 100 litri, non gli acanturidi in 500.
    Quelli si che stanno bene.. Animali da banco tenuti singolarmente tra l’altro, cosa che evidentemente, e convenientemente, di poco conto per voi.
    Inutile far ancora critiche di questo tipo soprattutto a chi possiede vasche più piccole, perché voi possessori di vasche da 500-600 litri piene di acanturidi esenti da ogni critica, siete tali e quali a chi mette due ocellaris in 50 litri. Vi piace vedere degli animali (presi in natura tra l’altro e non di allevamento) di quel genere in un salotto qui in Europa, lontani migliaia e migliaia di km dal loro habitat. Lo fate perché siete egoisti come tutti gli altri. Non oserei definire un acquariofilo un animalista o amante degli animali. Chi li ama davvero, o meglio chi ama il loro benessere, li lascia li dove sono, in natura. Un acquariofilo è semplicemente cosi affascinato da questi animali da volerli tenere persino in casa. Ecco qual è la differenza.
    Inoltre, vi ricordo che tutti questi animali vengono catturati in natura con metodi ancora piuttosto rozzi. Tempo fa un negoziante mi ha purtroppo riferito che su un ordine di 40 hepatus solo 3 sono arrivati vivi in negozio, tutti gli altri 37 sono passati a miglior vita. Ovviamente voi da questo ne siete esenti, immagino. Almeno, cosi credete. Ma sappiate che ognuno di voi è responsabile anche della morte di questi 37 Hepatus, perché finché c’è richiesta ci sarà offerta di questi animali, costi quel che costi, in questo caso purtroppo, la loro vita.
    Pertanto, molto meglio un ocellaris in 50 litri, cari miei, che un hepatus in 500 litri, dato che quest’ultimo ha un costo (di morte) di una decina di suoi simili.
    Almeno un ocellaris è di allevamento, e non crea poi tutto questo danno. Nasce in una vasca e morirà in una vasca, inutile fare i moralisti e girare intorno a questa storia ancora nel 2018.
    Godetevi il vostro hepatus da 2 cm, al solo costo di 50€, 10 hepatus morti e barriera corallina sempre più intaccata dai metodi rozzi di cattura di questi animali.
    Un saluto.

    • Caro Piero,

      in primo luogo questo articolo non nasce per criticare nessuno, bensì dalla mia personale esperienza. Certo se avessi potuto osservare un pesce chirurgo in un acquario di dimensioni non adeguate e poi avessi potuto confrontare lo stesso tipo di pesce in branco nel suo habitat avrei probabilmente criticato acquari molto più grandi, probabilmente questo poi avrebbe richiesto una ricerca di dottorato. Infatti la mia esperienza è su un acquario molto più piccolo e per questo parlo di Ocellaris e Ecsenius Bicolor. Fra l’altro poi la critica alla grandezza dell’acquario non era diretta in primo luogo verso gli Ocellaris, quanto verso il Bicolor che è diventato più esuberante, guardando infatti in rete si nota come l’Ecsenius Bicolor necessiti di più spazio rispetto all’Ocellaris, e poi non è di allevamento.

      Anche io concordo sull’importanza dei pesci d’allevamento, rispetto a quelli pescati infatti abbiamo ripetuto più volte dell’importanza della riproduzione in cattività di alcune specie (fra cui anche i pesci chirurgo). Ho anche scritto sulla sostenibilità in acquario e mi sono lamentato della pesca fatta con la dinamite. Quindi sì, la distruzione delle barriere coralline mi sta a cuore.

      Trovo comunque importate sottolineare che se un pesce soffre non cambia nulla se sia nato in natura o in cattività, se il singolo individuo vive male in vasca io mi preoccupo anche solo di quell’unico animale. In ogni caso tante di queste domande me le ero già poste qui nel 2015 e quindi non mi pare affatto che noi cerchiamo di fingere che il problema non esista.

      In ultimo, è impossibile dire se un acquario del 20% più grande possa davvero migliorare la situazione, ma solo perché non è facile misurare il benessere dovremmo quindi lasciarli in una vasca piccola? Se noto che il mio pesce sembra poco attivo in 100 litri non lo metto volentieri in un 120? Davvero non capisco la tua prima frase.

    • Ciao Piero.
      Il tema che è partito dall’articolo e che poi tu sollevi a più ampia scala è molto interessante e va visto sotto diversi aspetti. Per ogni pesce, che sia esso un acanturide, un angelo, un balestra, un farfalla o qualsiasi altra cosa, si indica un volume minimo per mantenerlo in acquario. In base alle osservazioni. Nel tempo questi valori possono cambiare ed essere aumentati, seguendo la conoscenza specifica sugli specifici esemplari.
      Per questo vengono criticati anche coloro che possiedono acanturidi che necessitano di un certo spazio in acquari anche grandi.
      Se è visto ad esempio che lo Zebrasoma flavescens, giusto per fare un esempio, si adatta a vivere bene anche in acquari a partire da 300 litri, dove non mostra segni di nervosismo, cresce ed ha un comportamento simile a quello mostrato in natura.
      Dal punto di vista etico cerchiamo, come sito, ad indirizzare ad acquistare e tenere pesci che siano compatibili con le dimensioni dell’acquario. Il discorso che fai tu, sul fatto che stiano meglio in mare, è senz’altro giustificato, anche se in cattività gli animali tendono a vivere molto più che in mare per l’assenza di predatori e le migliori condizioni ambientali, anche se dire questo può far sorridere. Inoltre ovviamente non è sempre vero.
      Certo che ragionando in questo modo nessun animale sarebbe un animale da tenere in casa, che sia cane, gatto, uccellino, visto che in natura avevano ed hanno altre attitudini, il fatto di averli piegati ai nostri bisogni non contrasta con l’eticità della cosa, a mio modesto modo di vedere le cose.
      Grazie del commento.

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