CORALLI

Turbellarie ed Acropore, come riconoscerle e combatterle


turbellarie che mangiano una AcroporaLe turbellarie. Quale acquariofilo non ha invocato santi vari e scritto “post” di richiesta di aiuto vedendo sbiancare le sue amate acropore?

Iquitos - mangimi tropicali - Colombo

Temperatura? Alghe perforanti? Turbellarie? Andiamo a conoscere meglio queste creature che appartengono al Phylum dei Platelminti o vermi piatti.

Come si evince dal nome, i Platelminti sono vermi a struttura appiattita, con movimento strisciante o, in alcune specie, con nuoto prodotto da ondulazioni muscolari.

Le turbellarie

Il nome della classe dei Turbellari  (conosciuti come planarie), deriva dalla “turbolenza” che le piccolissime ciglia distribuite in tutto il corpo, creano nell’acqua per supporto al movimento. Molte volte confonderemo, nelle nostre esplorazioni subacquee, i platelminti  con i nudibranchi. In verità i platelminti turbellari e quindi le planarie in genere,  sono vermi, mentre i nudibranchi sono molluschi.

Il movimento dei platelminti nello spazio avviene in due forme:

  • nuoto: lo stiramento e l’allentamento di particolari muscoli determina un movimento ondulatorio del corpo che facendo leva sull’acqua provoca il movimento.
  • strisciamento: una serie di micro setole ventrali mosse da micro pistoni idraulici fa presa sul substrato e ne determina l’avanzamento.

Di Turbellarie ne esistono migliaia di specie differenti, alcune  sono innocue (Convolutriloba hastifera o planarie bianche), alcuni possono infastidire i nostri coralli solo se presenti in numero elevato (Waminoa o planarie rosse), alcuni sono decisamente dannosi come il platelminta leopardo Myoramyxa pardalota che si ciba di molluschi, incluse le lumache e le nostre preziosissime Tridacne.

Una turbellaria adulta può arrivare a misurare fino a 25 mm, tipicamente gli esemplari più grandi in acquario hanno dimensioni di circa 10/12 mm.

Questi animali sono ermafroditi, cioè contengono entrambe le gonadi maschili e femminili. Questo ne giustifica l’altissimo tasso di riproduzione di questi animali.

Le turbellarie e le acropore

Acropora Eating Flat Worms (AEFW)

Tra le più detestate, questi vermi piatti che mangiano le acropore, un incubo per tutti gli acquariofili.

“Amakusaplana acroporae” è il nome scientifico della specie di verme piatto o platelminti, parassita delle acropore.

Una acropora infestata (foto presa da ReefBuilders.com)

Questi vermi piatti sopravvivono mangiando il tessuto del corallo e depongono le uova intorno alla base del loro scheletro, sono di forma ovale e di colore marrone.

Essi possono essere difficili da distinguere dal tessuto del corallo soprattutto perché i coralli stessi diventano marroni quando vengono attaccati da questi animali. Questo probabilmente perché aumenta il numero di alghe zooxanthellae nel tessuto ancora sano per mantenere il più possibile il corallo in vita.

Altri autori suggeriscono che il mimetismo delle planarie derivi proprio dalle zooxanthellae che la turbellaria introduce nel proprio organismo cibandosi del tessuto corallino.

Le uova vengono deposte  o alla base della spina Frag o in zone in cui lo scheletro nudo ne permetta l’intrusione.

Le uova si schiudono dopo 21 giorni.

I trattamenti con agenti chimici (ovviamente dedicati allo scopo, improvvisarsi non porta mai a risultati positivi) vengono preferibilmente svolti fuori dalla vasca principale. Allestendo zone di quarantena per tutti gli individui nei quali si sospetta la presenza di uova e/o parassiti.

In primo luogo è necessario rimuovere le Acropore infestate. Per sicurezza sarebbe meglio trattarle tutte in un contenitore di acqua salata appena preparata, alla stessa temperatura della vasca principale.

Un animale infestato si riconosce poiché come già detto avrà il tessuto più scuro. Inoltre potrebbe non spolipare molto a causa della perdita di energia per il tessuto morto.

[nextpage title=”I rimedi chimici e biologici alle Turbellarie”]

Quali i possibili rimedi

Inizio a dire che si tratta per lo più di rimedi tramandati oralmente con risultati non sempre soddisfacenti.

  • Prepariamo una soluzione di acqua dell’acquario e betadine in ragione di 1 massimo 2 ml/litro ed inseriamo la colonia per 15/20 minuti, ogni 5 minuti agitiamo delicatamente la colonia in modo da facilitare il distacco delle turbellarie, in alternativa possiamo usare una piccola pompa.

Sarà necessario rimuovere le uova manualmente, grattando con uno spazzolino. Questo perché la maggior parte dei prodotti in commercio mirano a debellare i parassiti, ma purtroppo lasciano intatte le uova, rivestite da una matrice proteica che evidentemente le protegge.

  • droncit: è un medicinale veterinario per il trattamento di parassiti intestinali di cani e gatti, il principio attivo è il Praziqunatel. Dosaggio 1 pastiglia ogni 10 litri. 1 ora la permanenza del corallo nel bagno medicinale;
  • flat worm stop: è un prodotto della Korallen Zucht destinato a favorire una maggiore protezione dei coralli tramite la stimolazione della produzione di muco;
  • flat worm exit: prodotto della Salifert;
  • L’ascarilen ha come principio attivo il levamisol, prodotto veterinario.

Qualsiasi scelta facciate, bisognerà eliminare i cadaveri delle planarie se doveste agire direttamente in acquario. Questo perché morendo le planarie rilasciano sostanze tossiche. Anche per questa ragione consiglio il trattamento “esterno” quando possibile.

La lotta biologica alle turbellarie

La lotta biologica è la più salutare, cioè la meno rischiosa per gli animali poiché non si sposteranno gli animali dalla vasca e il non utilizzo di prodotti chimici eviterà sbalzi ulteriori nella salute già gravemente a rischio delle nostre Acropore.

Spesso però questo tipo di lotta non risolve nulla, vuoi perché i vari pesci inseriti trovano altro da mangiare e quindi tralasciano le planarie, vuoi perché i pesci cresciuti in cattività hanno variato la loro dieta “naturale” a favore di cibi in scaglie insaporiti variamente.

Alcuni suggeriscono addirittura di tenere pesci e vasca a “stecchetto” di modo che i pinnuti vari non potendo scegliere si dedichino alle turbellarie.

Pseudocheilinus Hexatenia

Pseudocheilinus hexatenia

Halichoeres chrysus

Halichoeres chrysus (foto presa dal sito nevertebrate.ro)

Synchiropus splendidus

Synchiropus splendidus

Conclusioni

A mio parere un acquario marino in salute e non troppo “tirato” risponde bene anche alla presenza o all’ingresso di qualche turbellaria. I coralli stessi, per quanto colorati possano essere, necessitano di alghe simbionti per vivere, quindi un po’ di marroncino potrebbe essere inevitabile.

I colori vanno ricercati soprattutto con la luce, come già riportato in un altro articolo e nell’alimentazione.

Tenere a stecchetto i pesci per far loro mangiare planarie non mi sembra un atteggiamento amorevole né coscienzioso.

Le planarie devono invece farci riflettere su alcuni errori di gestione. Come ad esempio papponi eccessivi e relativi schiumatoi sovradimensionati o digiuni per colorare SPS che poco dopo muoiono.

La gestione equilibrata è sempre la più indicata, buona luce e movimento, alimentazione corretta e possibilmente in vivo, un buon rapporto pesci litraggio, movimento e tanta, tanta, pazienza.

Fonti


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