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Palitossine e Palythoa in acquario: quali i rischi per la salute e come evitarli


Palythoa cf. toxica - il rischio delle palitossine

Palythoa cf. toxica

Introduzione a cura di Danilo Ronchi: Il dottor Massimo Morpurgo, biologo, curatore degli acquari al Museo di Scienze Naturali di Bolzano, ci spiega dettagliatamente le palitossine, cure, rimedi e problemi che queste possono creare a chi ne venisse in contatto. E questo anche soprattutto perché Massimo è stato uno dei principali studiosi che hanno studiato questo particolare caso di intossicazione. Ma lasciamo la parola a Massimo Morpurgo.

Iquitos - mangimi tropicali - Colombo

Alcuni mesi fa è stato pubblicato sulla rivista scientifica Toxicon l’articolo “An aquarium hobbyist poisoning: Identification of new palytoxins in Palythoa cf. toxica and complete detoxification of the aquarium water by activated carbon” (Intossicazione di un acquariofilo: identificazione di nuove palitossine in Palythoa cf. toxica e completa detossificazione dell’acqua d’acquario mediante carbone attivo), autori Luciana Tartaglione, Marco Pelin, Massimo Morpurgo, Carmela Dell’Aversano, Javier Montenegro, Giuseppe Sacco, Silvio Sosa, James Davis Reimer, Patrizia Ciminiello e Aurelia Tubaro.

A questo lavoro italo-giapponese hanno collaborato ricercatori dei seguenti istituti:

  • Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli;
  • Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università degli Studi di Trieste;
  • Museo di Scienze Naturali di Bolzano;
  • Facoltà di Scienze dell’Università delle Ryukyus, Okinawa – Giappone;
  • Ospedale S. Maurizio di Bolzano.

Nell’articolo viene documentato il primo caso in Italia (a Bolzano) di un acquariofilo intossicato inalando palitossine durante le operazioni di eradicazione di una colonia di Palythoa dal proprio acquario mediante acqua bollente.

Inoltre nella ricerca sono state identificate due nuove palitossine.

Infine è stato dimostrato che il carbone attivo per acquari è in grado di adsorbire il 99,7% delle palitossine dall’acqua d’acquario.

Palythoa cf. toxica

Palythoa cf. toxica

La Palitossina PLTX

La palitossina (PLTX) è una delle tossine naturali più potenti ed è stata isolata nella specie Palythoa toxica (phylum Cnidari: classe Antozoi: sottoclasse Esacoralli: ordine Zoantari) alle isole Hawaii. Successivamente la palitossina e/o i suoi analoghi sono stati trovati anche in altre specie di Palythoa e Zoanthus, come anche nei dinoflagellati del genere Ostreopsis e nei cianobatteri Trichodesmium e in vari invertebrati e vertebrati marini, tra cui anche in crostacei e pesci eduli.

La palitossina è una tossina a struttura non proteica ed è termostabile, quindi non si disattiva con il calore (ad esempio cuocendo alimenti contaminati la tossina rimane attiva). La palitossina ha la seguente formula bruta C129H223N3O54 e peso molecolare 2680,13 Da. Tossine analoghe riscontrate in alcune specie di Palythoa differiscono per l’assenza di un atomo di ossigeno, la deossipalitossina, oppure per la presenza di un gruppo idrossile “-OH” l’idrossipalitossina. Le palitossine sono idrosolubili e, in determinate condizioni, possono essere presenti nell’aerosol. Non esiste un antidoto per le palitossine.

L’uomo può essere esposto a queste tossine attraverso tre vie:

  • Orale, mediante l’ingestione di prodotti ittici contaminati (crostacei e pesci). L’intossicazione alimentare è la forma più pericolosa per l’uomo, che però finora non ha riguardato le zone temperate. In paesi tropicali e subtropicali si sono verificati anche casi letali;
  • Inalatoria, attraverso l’aerosol contenete palitossine;
  • Cutanea e/o oculare, attraverso il contatto diretto con Zoantari (o il loro muco) e l’acqua marina contaminata.

Negli ultimi dieci anni sono stati documentati in letteratura scientifica con crescente frequenza, casi d’intossicazione associate alla manutenzione di acquari domestici contenenti polipi di Palythoa o Zoantari non meglio specificati. Finora, più di 50 persone in Europa e Nord America sono dovute ricorrere alle cure ospedaliere dopo esposizione inalatoria a vapori dell’acqua contenenti palitossine e, in alcuni casi, in seguito al contatto cutaneo o oculare.

La pericolosità dell’aerosol

L’aerosol contenente palitossine si può formare se si versa acqua molto calda o bollente su polipi di Palythoa per ucciderli o se si immergono i polipi direttamente in acqua bollente. Si può inalare la tossina anche respirando l’aria proveniente dallo schiumatoio (o da un eventuale aeratore) dell’acquario o semplicemente l’aria in prossimità di una vasca dove siano presenti polipi di Palythoa che siano stati feriti o danneggiati in qualche modo. Se i polipi vengono tirati fuori dall’acqua producono muco trasparente e molto fluido che, in alcune specie e colonie, può contenere palitossine.

In diversi casi riportati in letteratura scientifica sono rimaste intossicate intere famiglie (adulti e bambini) dall’aerosol contenente palitossine provenienti da Zoantari in acquario. Come ad esempio l’ultimo caso sospetto in Australia di cui abbiamo parlato qualche giorno fa.

L’esposizione cutanea può avvenire attraverso ferite della pelle, ma anche attraverso la pelle integra. Acquariofili marini hanno manifestato chertocongiuntiviti, anche con temporanea cecità, in seguito a uno schizzo d’acqua e muco in un occhio oppure toccandosi un occhio con le dita sporche di secrezioni di Zoantari. Spazzolando, fuori dall’acqua, polipi di Palythoa con uno spazzolino da denti o spazzola per rimuovere i polipi dal substrato si possono formar piccole goccioline d’acqua e muco che possono contenere palitossine e arrivare negli occhi.

Polipi di Palythoa cf. toxica cresciuti alla base di una Montipora malampaya stanno gradualmente uccidendo il corallo duro.

Polipi di Palythoa cf. toxica cresciuti alla base di una Montipora malampaya stanno gradualmente uccidendo il corallo duro.

I casi di intossicazione a pagina due


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