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La morte della grande Barriera Corallina – fra mito e realtà


la morte della grande barriera corallina australianaIeri su Facebook si è diffusa una notizia allarmante: La grande barriera corallina australiana è stata dichiarata morta.

Iquitos - mangimi tropicali - Colombo

Ho quindi fatto una approfondita ricerca per vedere quanto ci sia di così vero ed allarmante in questa frase. Soprattutto vista l’importanza che la notizia in se riveste sia per noi acquariofili che per l’ambiente.

Tutto è nato dalla pagina facebook del National Geographic che ha messo una fotografia, quella in apertura di articolo, e che ha commentato con queste parole: “Dopo 25 milioni di anni, l’intero ecosistema della Great Barrier Reef australiana è stato dichiarato morto dagli studiosi. L’innalzamento della temperatura dell’acqua ha scatenato il fenomeno dello “sbiancamento” che provoca l’indebolimento delle alghe e lo scolorimento dei coralli“.

Ovviamente questo non è vero, visto che nessuno studioso ha dichiarato morta la Grande Barriera Corallina Australiana.

Questa frase infatti deriva direttamente da uno scrittore ambientalista, mr. Rowan Jacobsen, che ha scritto questa frase nell’ottobre del 2016. Non proprio recentissima insomma. Una frase comunque ad effetto che in tanti hanno fatto propria. Altre informazioni le trovate in un articolo dell’Express cliccando qui.

L’articolo del National Geographics

Il National Geographics Italia (qui) ha invece rilasciato un articolo sul proprio sito web il 17 marzo. Già qui i toni erano meno catastrofici. Perlomeno rispetto alla frase precedente. Infatti si parla solo di: “Nel 2016 la grande barriera australiana ha subito un processo di sbiancamento nel 90% dei coralli e la morte del 20% di essi a causa di un temporaneo aumento della temperatura del mare fino a 4 gradi. Ma il fenomeno sembra inarrestabile“.

Questo come conseguenza del video che vi mostriamo qui di seguito, dove si racconta che per il secondo anno consecutivo c’è stato un pesante sbiancamento di molti coralli della Grande Barriera Corallina Australiana. Il video è stato girato e creato dall’ARC, Centre of Excellence for Coral Reef Studies.

L’ARC è un ente governativo con base presso la James Cook University che si occupa proprio della sostenibilità della Grande Barriera Corallina. Il meccanismo lo conosciamo tutti. L’aumento della temperatura causa l’espulsione delle zooxanthellae, ovvero delle alghe simbionti dei coralli. Qui un articolo di approfondimento sull’interazione zooxanthellae-coralli. E siccome le zooxanthellae sono le responsabili della colorazione del corallo, il corallo diventa bianco. Non vuol dire che sia “ancora” morto, anche se in effetti è molto vicino alla morte. Ma potrebbe ancora riprendersi. Questo succede in un numero di casi comunque assai limitato.

Il video

Intanto vi lasciamo al video, poi continuiamo a discuterne.

Come potete vedere dal video la situazione è sicuramente grave. Se le temperature scendessero gran parte dei coralli potrebbero invertire il processo e tornare ad essere colonizzati dalle alghe simbionti. L’ARC sostiene che solo il 10% della Grande Barriera non sia ancora stata interessata al fenomeno del bleaching (sbiancamento in inglese).

la morte della grande barriera corallina australiana

Qui sopra vediamo la situazione come descritta da un articolo del New York Times (vedi) di qualche giorno fa. Articolo sempre originatosi dalla stessa ricerca dell’ARC.

Anche Nature ha pubblicato un articolo scientifico, redatto dallo stesso Terry P. Hughes e dal suo staff. Ricordiamo che il professor Hughes è anche il direttore dell’ARC, dove con dovizia di dati e particolari si documenta lo stato della barriera corallina. Se volete approfondire vi lasciamo il link anche a questo studio.

Le nostre conclusioni

La situazione è grave? Si. Senza dubbio. La situazione può invertirsi? Si, anche questo è possibile. La situazione si invertirà? Questo è più difficile da prevedere. Dipende probabilmente dalla temperatura anche se il riscaldamento degli oceani potrebbe portare alla morte della barriera nelle zone più calde, ma un contemporaneo aumento della stessa nelle zone che fino ad oggi erano troppo fredde per il loro proliferarsi. Per ora questo è il terzo evento di sbiancamento dopo quelli del 1998 e del 2002. Sebbene entrambi gli eventi siano stati meno problematici di quello dello scorso anno.

Possiamo fare qualcosa noi? Si, direi di si. Le cose che possiamo fare per diminuire l’inquinamento sono davvero tante. Muoversi in maniera eco-compatibile ad esempio. Utilizzare maggiormente i cosiddetti prodotti  a km zero quando possibile. Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta per diventare più eco-sostenibili.


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