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Le condizioni del mare e dei suoi abitanti starebbero fortemente peggiorando


alba nel mar rosso pseudanthias squamipinnis

Il Word Wildlife Fund, meglio conosciuto con la sigla WWF, ha pubblicato recentemente l’aggiornamento del proprio Living Blue Planet Report, ovvero un rapporto sulle condizioni della vita nel mare.

Iquitos - mangimi tropicali - Colombo

Il rapporto viene aggiornato annualmente, e potete scaricarlo integralmente dal sito del WWF a questo indirizzo, noi ovviamente lo abbiamo letto per voi, e vi riportiamo i punti salienti nonché i punti più preoccupanti del rapporto, non solo in termini generali, ma ovviamente anche in considerazione del nostro hobby.

Le notizie, come avrete letto dal titolo non sono buone, anzi, direi che siano ad uno stato avanzato di preoccupazione, d’altronde nei giorni scorsi vi avevamo parlato di come il governo degli Stati Uniti avesse fatto uno studio della durata di un anno per cercare di capire se gli Amphiprion percula fossero pesci in pericolo di estinzione (trovate la notizia qui), quindi questo rapporto non fa altro che chiudere il cerchio e di portarci a riflettere seriamente sul futuro dei mari.

Partiamo dagli indici individuati dal WWF.

Il primo è il LPI, ovvero il Living Planet Index, che misura la tendenza delle specie che abitano il pianeta e che mostra una diminuzione della popolazione delle specie di vertebrati, quindi pesci, uccelli, mammiferi, rettili e anfibi del 52% fra il 1970 ed il 2010.

Questo indice è stato poi declinato anche in versione “oceanica”, ed ha preso il nome di Marine LPI, e, fra il 1970 ed il 2012 mostra una diminuzione nella popolazione delle specie collegate al mare del 49%.

La diminuzione delle popolazioni dei pesci poi aumenta drasticamente quando si parla di animali che siano in qualche modo interessati dall’industria dell’alimentazione, come i tonni ad esempio, che hanno visto la propria popolazione diminuire del 74% negli anni dello studio.

Il motivo è sempre e comunque riconducibile all’uomo, ed al cambiamento climatico.

Quando poi si parla di coralli il discorso è, se vogliamo ancora peggiore. Negli ultimi 30 anni si evidenzia che sia stato perso circa il 50% dei coralli costruttori di barriera (Hoegh-Guldberg et al., 2015), ed il 75% delle barriere coralline del nostro pianeta sono in pericolo a causa dell’aumento della pesca, della deforestazione, dell’abbassamento della qualità delle acque dovute all’agricoltura sulle coste, dell’aumento della temperatura e dell’acidità dell’acqua.

Ovviamente questo è il punto di vista del WWF che non è necessariamente una reale e fedele interpretazione della realtà, anche perché il documento, benché interessante, non è proprio un trattato scientifico. Cionondimeno può arrivare a farci riflettere e magari a considerare di acquistare pesci riprodotti in cattività, che tra l’altro sono più resistenti e longevi, quando sia possibile.

Voi cosa ne pensate?

Fonti: Living Blue Planet Report

 


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