CHIMICA

La durezza KH, GH ed il Ph nell’acqua dolce – i valori chimico fisici quarta parte


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Eccoci qua… scusate per l’interruzione. Facciamo il punto della situazione. Il nostro acquario sta funzionando abbastanza bene, ma avevamo un problema di pH che abbiamo dovuto risolvere producendo un tampone carbonato.

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Per farlo, abbiamo dovuto imparare due concetti fondamentali. Il primo è che un “tamponestabilizza il pH ed è costituito da un sale (es. carbonato di calcio) ed il suo acido debole (es. acido carbonico). Il secondo è che anidride carbonica più acqua producono acido carbonico. Evidentemente, dunque, utilizzando un distributore di anidride carbonica, ammesso che l’acqua contenga dei sali adeguati, possiamo controllare il pH perfettamente e senza sorprese.

Questa è apparsa come un’ottima notizia, perché stavamo letteralmente impazzendo nell’inseguire un pH ballerino, a causa di acidi e basi aggiunte. Ora ci è tutto chiaro… o quasi. Infatti, per spiegare i segreti del pH abbiamo dovuto introdurre di soppiatto un altro argomento, che non abbiamo avuto il tempo di digerire. Nell’introdurre l’importanza del carbonato di calcio, infatti, abbiamo parlato di durezza temporanea. Di cosa si tratta?

Bene, siamo qui oggi proprio per chiarire i misteri della durezza. Tutti sanno più o meno di cosa si tratta. Quando parliamo delle nostre acque di rubinetto affermiamo spesso che sono “dure”. Non nel senso che resistono al colpo di un martello, è ovvio. Sono dure perché contengono tanti sali disciolti. Un’acqua si definisce “tenera” quando contiene solo pochi sali disciolti. L’acqua distillata è tenerissima e purissima, perché non contiene sali disciolti.

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Ad alcuni questo potrà già apparire come un controsenso. L’acqua pura di rubinetto non dovrebbe contenere nulla in soluzione! In realtà qualsiasi acqua “naturale”, passando attraverso falde e terreni, si arricchisce di vari soluti, ovvero, di sostanze polari che riescono a disciogliersi in essa. All’origine tutta l’acqua deriva dal vapore acqueo presente nelle nubi, che giunge sulla terra sotto forma di pioggia. Trattandosi di vapore, ovviamente, non contiene soluti di sorta. Già nel suo tragitto verso terra, però, le goccioline d’acqua si arricchiscono di vari elementi presenti nell’atmosfera e quindi perde la sua iniziale purezza. Arrivata a terra tocca sostanze diverse. Alcune sono insolubili e non la influenzano affatto. Altre sono solubili e possono quindi passare in soluzione. Ad esempio, passando su rocce calcaree le acque più acide possono arricchirsi di carbonato di calcio e conservare questa caratteristica fino a quando giungono nei nostri rubinetti. Ma esistono tanti altri possibili sali che passano in soluzione.

Per comodità i chimici hanno classificato i possibili soluti in varie categorie, in modo da poter distinguere “le durezze” in base al loro comportamento fisico. In grandi linee, possiamo distinguere due durezze principali: la durezza temporanea e la durezza permanente.

La prima viene chiamata in questo modo perché sparisce quando l’acqua viene bollita. Per capire questo concetto, facciamo un semplice esperimento. Prendiamo qualche litro di acqua di rubinetto, la mettiamo in una pentola e misuriamo subito la sua durezza temporanea. La misuriamo in gradi (gradi di durezza, appunto). Per comodità utilizzeremo i cosiddetti “gradi tedeschi”, designati dal simbolo “°d”. Si tratta, in fondo, di una simbologia simile a quella che usiamo per la temperatura, che indichiamo in gradi centigradi e designiamo col simbolo “°C”. Tutto chiaro?

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La durezza temporanea si indica con la sigla KH. Quindi un’acqua con durezza temporanea 10 sarà indicata come KH = 10°d. Se misurassimo la durezza temporanea dell’acqua distillata otterremmo un valore pari a zero (infatti essa non contiene soluti) e la dovremmo definire come KH = 0°d.

Ora possiamo eseguire la misurazione dell’acqua presente nella nostra pentola. Lo facciamo ricorrendo ad un apposito test, liquido od in cartine (ne abbiamo già parlato in passato, ricordate?). Proviamo con le cartine, che è più facile. Immergiamo uno stick multi-test nella pentola per un secondo, lo tiriamo via e lo avviciniamo ad una scala colorimetrica presente sulla confezione. Cerchiamo il colore corrispondente a quello presente sullo stick, nella sezione “KH” e leggiamo il valore. Segna 9. Significa che la nostra acqua di rubinetto ha un KH = 9. Tutto procede liscio. Ora accendiamo la fiamma sotto la pentola.

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