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La nostra recensione del reattore a letto fluido LGMAquari FB2


Abbiamo avuto in prova il reattore a letto fluido LGMAquari FB2 da parte del costruttore, che ringraziamo, fin da gennaio. Dopo circa sette mesi di utilizzo in acquario siamo in grado di parlarvene molto più che diffusamente.

Il reattore è stato presentato in anteprima allo Zoomark del 2011, e già allora ci aveva colpito molto positivamente per le soluzioni ingegneristiche adottate. Soprattutto ci era piaciuto molto il fatto che non avremmo dovuto utilizzare nessuna spugna per il suo funzionamento.

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Il reattore è costruito in acrilico, in PVC bianco, per quello che riguarda il corpo esterno, ed in PVC grigio per la ghiera di serraggio ed i tubi di funzionamento. Il bianco, come si può vedere dalle foto, migliora il look and feel generale donando all’oggetto uno stile particolare e molto curato. Il prezzo di listino è stato fissato in 285,56 euro al pubblico.

Lo schema di funzionamento è molto semplice. Il reattore è infatti composto da due tubi concentrici, uno in PVC trasparente ed uno più interno in PVC grigio. L’acqua viene spinta dalla pompa in dotazione nel tubo più interno, poi sbatte in una calotta posta in alto e torna alla base del filtro dove incontra un diffusore circolare che la rilascia all’interno del cilindro di contatto.

Infine sulla sommità è presente un tubo in PVC grigio che raccoglie l’acqua, effettua una curva e scarica in acquario.

Il fulcro di questo progetto è rappresentato dalla valvola in PVC bianco, probabilmente tornita dal pieno, che si appoggia sul tubo in PVC grigio interno e che funziona semplicemente a gravità. Quando c’è flusso dalla pompa il reattore funziona e le resine fluidificano alla base. Se per un qualsiasi motivo il flusso dovesse interrompersi la valvola di non ritorno chiude il tubo e le resine non vengono risucchiate in acquario. Un metodo estremamente semplice e funzionale.

La pompa fornita a corredo è (era) una Sicce Syncra 1.0 che si è dimostrata subito troppo potente per questo tipo di reattore, tanto che in accordo con LGMAquari abbiamo subito provveduto ad utilizzare una Sicce Syncra 0.5 che oltre a diminuire i consumi si è dimostrata più idonea all’uso con questo reattore, senza rischiare di smuovere eccessivamente le resine e di farle fuoriuscire dal reattore stesso.

Ovviamente questo è particolarmente vero se il media utilizzato è una resina antifosfato, se infatti si dovesse utilizzare il biopellet allora il tutto dipenderebbe dal flusso che si vuole ottenere in uscita.

Per questo sarebbe davvero molto utile predisporre il filtro con un semplice rubinetto in uscita per dosare al meglio la portata in base al media utilizzato.

La Sicce Syncra 0.5 ha un consumo pari ad 8 watt dichiarati, sebbene noi ne abbiamo misurati 7 nella nostra prova dedicata, Dal punto di vista del costo di mantenimento annuo del reattore abbiamo quindi un consumo annuo pari a circa 61 kw, ovvero 16 euro a 0,26 euro per kwh. Una spesa non certo problematica. Per comparazione la Sicce Syncra 1.0 consuma poco più del doppio, ovvero circa 34 euro.

Il tubo di uscita è posto molto in alto quindi il suo gocciolamento avviene sopra il pelo libero dell’acqua generando più o meno rumore a seconda del flusso con cui viene alimentato il reattore. Io ho aggiunto, e consiglio a tutti di farlo, un spezzone di tubo di silicone sull’uscita in modo da portarla sotto il livello dell’acqua ed azzerare in questo modo il rumore.

Come si può vedere dalle foto la pompa viene avvitata sotto al reattore, quindi per mantenere il reattore in piedi LGMAquari ha utilizzato un semicilindro a cui è stata tolta una parte, su cui viene appoggiato il corpo.

In questo cilindro è stato anche ricavato un foro circolare da allineare alla parte anteriore della pompa, per poter agire sulla valvola di parzializzazione della portata della pompa, purtroppo vuoi per la difficoltà di ruotare la valvola, vuoi per il poco spazio disponibile in sump, la cosa risulta molto carina a vedersi ma piuttosto inutile agli effetti pratici. Rimane comunque più comodo, nel caso, estrarre il cilindro e ruotare la valvola.

Dal punto di vista prestazionale non ci sono appunti da fare. Il reattore funziona davvero molto molto bene, si riempie facilmente e continua a funzionare senza alcun tipo di problema. Neanche cicli di accensioni e spegnimento lo mettono in crisi o ne fanno uscire le resine contenute. Non ci sono spugne che si possano intasare e quindi anche la necessaria operazione di estrazione delle resine è piuttosto semplice, sebbene le resine tendano a fermarsi su tutte le sporgenze interne. In ogni caso è sufficiente risciacquare un paio di volte per ottenere un reattore pulito come nuovo.

Date le dimensioni e la potenza della pompa, si possono utilizzare anche 2 litri di resine antifosfati, sebbene secondo me le quantità più idonee sono di un litro oppure di 500 ml di resine, quantità che sarà sufficiente o meno solo in base alla quantità di fosfati da rimuovere nella vostra vasca. Ma questo non è, ovviamente, un problema imputabile al filtro.

Conclusioni

Il filtro a letto fluido LGMAquari FB2 mi è piaciuto molto, soprattutto per non dover inserire le spugne al suo interno che possono diventare ricettacolo di sporcizia e batteri vari e che sono anche estremamente difficili da pulire. La sua efficienza è assicurata in qualsiasi condizione di utilizzo. L’unico neo potrebbe essere il prezzo visto che con un costo di 285 euro non si possa considerare un prodotto economico tout court, sebbene il prezzo sia ampiamente giustificato dalla lavorazione dell’oggetto e dalle scelte tecniche adottate. Un acquisto più che consigliato quindi sotto tutti i punti di vista.

Per ulteriori informazioni visitate il sito del produttore: LGMAquari


4 commenti on La nostra recensione del reattore a letto fluido LGMAquari FB2

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